PEDOFILIA IN SICILIA: DATI IN AUMENTO

Due notizie, e la spia in Sicilia è diventata subito rossa. Sono quasi trecento i bambini siciliani che dal 2002 al 2005 sono stati vittime di abusi sessuali. Una pratica tribale, infame, che pone la Sicilia al secondo posto, dietro la Campania, e al quarto posto complessivo, in Italia, per numero di reati. Mancano ancora i riscontri del vecchio anno e allora, visto l’andazzo, giusto che la preoccupazione lieviti.

Le denunce, nel giro di pochi anni, sono aumentate addirittura del 49%, alimentando il dibattito. L’Associazione Meter, da sempre in trincea contro il fenomeno della pedofilia, ha riacceso i riflettori su numeri e situazioni dopo la pubblicazione di due notizie-choc, entrambe pubblicate sui giornali nei primi giorni del nuovo anno. Il primo episodio è avvenuto in una scuola di Piana degli Albanesi, nei pressi di Palermo: indagine lunga, laboriosa, in cui un decisivo contributo lo hanno fornito gli psicologi. Le violenze sessuali lasciano strascichi terribili: in molti casi occorre aspettare che la mente metabolizzi la barbarie, trovando la forza di denunciare e, soprattutto, ricordare.

Un bidello è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su sette bambine di età compresa tra i tre e i quattro anni. L’indagine era scattata subito dopo l’estate: le famiglie avevano notato il mutismo delle bambine al loro ritorno da scuola, chiedendo l’ausilio di psicologi specializzati. Nel giro di qualche settimana la storia (dolorosissima) ha preso sostanza, sconvolgendo gli stessi inquirenti. La descrizione delle giovanissime vittime delle molestie subite sono state accompagnate non dalle parole ma dai gesti delle mani. Il particolare è ancora più doloroso: le piccole mimavano, sul busto immobile delle bambole, ciò che non riuscivano materialmente a pronunciare.

Il bidello è stato arrestato e sottoposto a regime di isolamento carcerario. Ma l’indagine, ovviamente, non si è fermata perché forte è il rischio che molti episodi, ascrivibili allo stesso arrestato, non siano stati denunciati, per una stupida forma di vergogna, allungando la scia di orrore.

Secondo episodio, sempre in Sicilia, sempre in provincia di Palermo: un fruttivendolo è stato arrestato con l’accusa di aver ripetutamente violentato le figlie di nove e dieci anni e una nipote ancora più piccola. In questo caso gli inquirenti hanno dovuto abbattere l’ostruzionismo dello stesso nucleo familiare (della moglie, in particolare) che, pur a conoscenza dei fatti, mai ha denunciato l’aguzzino. Storie di ordinario ribrezzo ma i numeri – in Sicilia – e nel resto d’Italia, purtroppo, non regrediscono.

Si moltiplicano i call-center, utili a denunciare. Si sommano iniziative per potenziare gli strumenti di prevenzione e di tutela. Resta la malinconia della situazione complessiva, dell’imbarbarimento del Paese, in molte sue sacche. Pratiche tribali che ancora oggi, nel Terzo Millennio, trovano sfogo. Talvolta nella compiacenza del resto della famiglia.

Giorgio Bicocchi

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