NEI VICOLI, CERCANDO L’OMBRA

Fa caldo, eccome. Quaranta gradi a piazza del Popolo, all’ora di pranzo. Le auto girano con i finestrini serrati, la ventola dell’aria condizionata che gira al massimo. I centauri quasi si slaccerebbero il grande casco che li avvolge, sperando di accogliere, sfrecciando per la città, un po’ di brezza. A inizio luglio – l’estate ufficialmente iniziata da una decina di giorni o poco piu’ – la città è già irrespirabile.

Caldo feroce, afa pazzesca: succede ormai da parecchi anni. Roma è diventata quasi una città mediorientale: casalinghe e pensionati preferiscono andare a fare la spesa, pagare i bollettini postali, acquistare il giornale, insomma adempiere alle quotidiane vicende domestiche, entro le prime ore della giornata, quando l’aria non si è ancora arroventata, trasformando strade e marciapiedi in autentiche giungle d’asfalto.

Il centro di Roma è dominato da strade strette, da vicoli in cui il caldo e l’afa – anche a mezzogiorno - quasi faticano a penetrare. I portieri dei vecchi stabili poggiano la sedia sul portone, si siedono, cercando un po’ di frescura. Basta restare all’ombra, due minuti, per riprendere fiato, allentarsi la camicia, far traspirare un po’ di sollievo.

Sbuffano gli impiegati, i managers, quelli che all’ora di pranzo affollano bar e pubs per un panino volante e una bibita. La cravatta è un supplizio, qualcuno vorrebbe che le grandi aziende – in queste estati torride – acconsentissero alle proposte di alcuni impiegati, siano essi quadri o semplici fattorini. Venire al lavoro in maglietta, in camicia ma senza giacca e cravatta, come invito’ a fare – due estati fa – il premier giapponese Koizumi, davanti alle temperature torride che incendiavano il Sol Levante, quaranta e passa gradi, ogni giorno. Un autentico supplizio.

A Trastevere, nel quartiere Borgo, nelle strade strette ai lati di Via del Corso, la vita si rianima dopo le sette di sera. E’ a quell’ora che diventa quasi piacevole uscire dal lavoro (dove comunque persiste l’aria condizionata) o da casa. I muri cominciano a traspirare, il sole stempera la sua potenza. Le giovani mamme portano a spasso i loro piccoli, adagiati dentro le carrozzine. Si cominciano a popolare le piazze: San Cosimato, nel cuore di Trastevere, è una di queste. Qui si conoscono tutti e il caldo tramonto di questi giorni induce alle confidenze.

I commercianti – dopo una intera giornata passata sotto il ventilatore – fumano una sigaretta o alzano gli occhi al cielo sulla soglia del negozio, i portieri annaffiano le piante dei cortili. In casa i condomini allentano la morsa delle imposte, serrate per respingere l’afa e propiziare un po’ d’ombra. I tassisti cominciano a muoversi coi finestrini abbassati: l’abuso dell’aria condizionata puo’ favorire mal di schiena e raucedini. I tanti turisti si slacciano le scarpe, cercando una fontanella per cospargersi d’acqua. E’ al tramonto – quando il termometro sembra placare la sua voglia di registrare picchi di afa – che la città acquista la sua dimensione piu’ umana e piu’ bella.

Giorgio Bicocchi

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