L'NBA
SCOPRE BARGNANI
Quasi
trecento miglia in automobile, dalla California fino a Las Vegas, con
ovvia sosta per mangiare hot-dog e patatine. Il sindaco di Roma, Veltroni,
di ritorno da Los Angeles e da un interessante seminario sul futuro
di Roma, aveva da tempo appuntato un incontro con Andrea Bargnani, il
cestista romano che, ora in forza ai Toronto Raptors, è l'indiscusso
uomo nuovo dell'NBA.
Bargnani
si sarebbe esibito a Las Vegas nella squadra delle matricole, antipasto
all'attesissimo All Star Game che poi avrebbe eletto Kobe Byant protagonista
assoluto. Una favola in grande stile, maturata nell'arco di pochi mesi:
Bargnani, oggi, è uno degli atleti di punta dell'NBA. Questione
di qualità, di prospettive: basta essere lungimiranti, capire
un pò di basket per profetizzargli un futuro radioso con la palla
a spicchi tra le mani.
Ventuno
anni, romano del quartiere Garbatella, proveniente da una famiglia di
sportivi: la mamma Mirella fu negli anni Cinquanta campionessa regionale
di lancio del disco, lo zio Massimo eccellente giocatore di pallacanestro.
Aveva cinque anni, il piccolo Bargnani, e l'amore per il basket già
cresceva. Oggi vive a Toronto ed è diventato un sicuro punto
di riferimento per la foltissima comunità italiana che, sul Lago
Ontario, vive.
A
Las Vegas, dove ha incontrato Veltroni, ha promesso di tornare al più
presto a Roma per inaugurare tre nuovi playground: palestre aperte in
periferia per avallare i sogni di quei ragazzi che, con la passione
per la pallacanestro, avendo in mente la strada percorsa da Bargnani,
vorrebbero emularlo.
Nove
anni fa Bargnani militava nel Basket Roma: colpi, fisico, non fu difficile
pronosticargli una carriera da predestinato. Ecco l'approdo a Treviso,
allora, nel club in cui militò da capo allenatore Mike D'Antoni,
ora head-coach dei Suns. Nel 2006 vinse lo scudetto e venne eletto miglior
giovane del campionato italiano.
Lo
scorso giugno, a New York, al draft NBA venne chiamato dai Toronto Raptors
come prima scelta assoluta. Contratto-record per un giovane come lui,
i primi soldi, l'addio alla sua città e al basket nostrano. Prime
gare da vero praticantato, occorreva abituarsi soprattutto al metro
arbitrale.
Poi,
lentamente, ecco la consacrazione: un vasto repertorio di intuizioni,
un bottino di punti, valutazioni altissime. Grazie a lui Toronto, oggi,
può ragionevolmente pensare di approdare nuovamente nei play-off
americani, dopo tre anni di letargo.
Lui,
il ragazzo con la faccia da grande, già eletto "matricola
del mese" lo scorso gennaio, conserva, nonostante un conto in banca
da miliardario, virtù semplici. Lontano dal parquet ama lo sci
e il tennis, giocando con la play-station. Tifa per
la Lazio, ha dichiarato di collocarsi politicamente a sinistra.
La
Sardegna è la meta prediletta per trascorrere una vacanza. Ha
stregato gli amanti della NBA, negli States come in Italia: la tv satellitare
che riversa nello Stivale le immagini del campionato americano ha accresciuto
i suoi contatti. Ambasciatore di Roma nel mondo: ecco ciò che
il sindaco Veltroni ha in mente per Bargnani, il ragazzo-record.
Giorgio
Bicocchi