NATALE IN TONO MINORE

Il traffico, nelle grandi città, è aumentato in modo esponenziale, certo, ma i commessi dei negozi restano spesso a braccia conserte. Si va in centro, si affollano, a Roma, via del Corso, via Frattina, Piazza di Spagna. A Bologna si trascorre il tempo nelle adiacenze di piazza Maggiore. A Milano via-vai incessante in via Montenapoleone e nelle strade che conducono al Teatro alla Scala. Idem a Torino.

In tutte le dinamiche, pero’, un minimo comun denominatore: si va per passeggiare, mancano i soldi, le tredicesime di dicembre, che allieteranno la busta-paga degli italiani, saranno essenzialmente adibite ad onorare le rate del mutuo o dei prestiti. Ecco un’altra novità, ufficializzata, pochi giorni fa, da una indagine: il 20% delle buste-paga degli italiani sono zavorrate dai prestiti. Un italiano su cinque, pertanto, facendo due conti, ha un mutuo da pagare. O anche rate di acquisti da onorare. O semplici rate di prestiti di cui ha già usufruito.

Soluzione economica imbarazzante, a tutti i livelli e in tutte le professioni: chi lavora nei call-center o ha un contratto, sia pure a tempo indeterminato, con piccole aziende, possiede uno stipendio mensile che, a stento, tocca i mille euro.
Insorgono i metalmeccanici, i lavoratori delle grandi aziende: dopo quindici anni di lavoro accolgono in busta-paga, a fine mese, sommando anche gli straordinari, milleduecento-milletrecento euro al mese. Ecco perché molti italiani a stento riescono ad arrivare alla fine del mese: in questo contesto fioccano le richieste di prestiti a banche o semplici finanziarie. Palliativi per coprire (temporaneamente) i debiti: soldi che non materializzano certo acquisti voluttuari ma che se ne vanno per le prime necessità.

Natale in tono minore, allora. Vero, i negozi hanno addobbato le vetrine, a piazza Venezia, a Roma, campeggia da inizio dicembre un grande albero natalizio. La realtà, pero’, registra i lamenti di tanti lavoratori e di tante famiglie. Gli autoferrotranvieri, dopo lunghe e laboriose trattative, hanno finalmente siglato il rinnovo del contratto: avranno, in busta-paga, centodue euro al mese. C’è la vertenza (difficile) dell’Alitalia da risolvere. E poi le situazioni degli statali. E dei giornalisti che hanno attuato, da diversi mesi, ormai, diverse forme di protesta: dallo sciopero delle firme all’astensione dal lavoro.

Viaggeranno meno italiani, a fine anno, in direzione dei tropici o del caldo africano. C’è un sostanziale timore verso il futuro, non si ha voglia di pianificare, di investire. Si vive alla giornata, mancano i soldi, figurarsi se l’avvicinarsi del Natale potrà azzerare quel senso di disagio che pervade il Paese. Difficoltà ataviche, che non dipendono certo dall’avvicendarsi a Palazzo Chigi di un governo di centro-destra o di centro-sinistra. È semplicemente il problema-Italia. Antico, preoccupante, sempre vivo.

Giorgio Bicocchi

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