POLVERE
SULLA CITTÀ, NASCE LA NUOVA METRO
Roma si svuota. A poco a poco, perché un colosso non può
certo spogliarsi in fretta. Ma le ferie incombono: meno traffico, meno
file ai semafori e nei supermercati. Fioccano i cantieri, le ristrutturazioni
di interi palazzi o semplici appartamenti: l’estate si lega a
progetti di riqualificazione, ad ogni livello.
Nasce
l’avventura della terza metropolitana, allora: primi lavori, semplici
buche, un sondino, rilevamenti continui. Poi – tra qualche mese
– arriveranno i camion, i crateri si allargheranno, la circolazione
diventerà problematica, i romani diventeranno matti per sensi
di marcia stravolti e imprevisti.
Il
regalo – una terza arteria sotterranea, capace di collegare in
quaranta minuti, la popolosa periferia Est con il Centro e la zona Nord
della Capitale – si materializzerà all’improvviso
tra sei/otto anni. Lavori lunghi, ci sono chilometri di rete sotterranea
da studiare. Con tutti gli imprevisti del caso: Roma è città
antichissima, storica. I Beni Culturali e la Soprintendenza vigilano:
i lavori si fermeranno se operai e tecnici dovessero imbattersi in qualche
reliquia dimenticata dell’era di Nerone o di Cesare. Senza contare
il Tevere e le sue possibili implicazioni: con l’acqua non si
scherza mai.
Ma
il sogno è palpabile: dotare la città di un mezzo di trasporto
finalmente rapido e decisivo. Vagoni nuovi, aria condizionata, collegate
– non con i tram o con i bus – le zone della Casilina e
della Prenestina col cuore pulsante della città. Un dono meritato
per le centinaia di migliaia di romani (e non solo) che ogni mattina
impiegano dai 60 ai 90 minuti per percorrere venti chilometri effettivi.
Intasando, con l’auto, il Raccordo Anulare. Oppure aspettando
sotto le pensiline degli autobus, iniziando il loro lento avvicinamento
al lavoro.
Roma
è già dotata di due linee di metropolitana: la prima collega
Cinecittà con il quartiere Prati. Incrocia alcune fermate del
Centro (Piazza Barberini, Piazza di Spagna): è la linea preferita
dai turisti che se ne servono per arrivare a San Pietro o avvicinarsi
ai Musei Vaticani. La seconda linea collega le zone adiacenti la via
Tiburtina (poco al di là del Cimitero del Verano) con l’Eur,
passando per il Colosseo e la via Ostiense. Mancavano i collegamenti
rapidi tra la Casilina e il Centro: è un quartiere infinito,
pieno di case da otto/dieci piani. In strada c’è gente
dappertutto: anche nelle scuole, nei supermercati.
Erano
cittadini che spendevano (complessivamente) dalle due alle tre ore per
spostarsi nei luoghi di lavoro. Decidendo di uscire all’alba da
casa, per avvantaggiarsi, oppure mischiandosi agli altri, compressi
dentro autobus o tram.
Dovranno
stringere i denti ancora per qualche anno poi Roma sembrerà loro
davvero più a portata di mano. Vedranno migliorata la loro vita:
più tempo libero, meno stress. Un vagone per amico: optando per
la metrò anche nei giorni festivi scopriranno forse angoli reconditi
della città. Scoprendoli e ammirandoli, senza più correre.
Giorgio
Bicocchi