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Mediocrita’ azzurra

Neppure un gol su azione in quattro partite disputate: solo la Polonia, mestamente sfrattata dal Campionato Europeo al primo turno, ha, alla fine, detenuto il medesimo score della Nazionale Italiana. Inevitabile, davanti all’aridità dei dati, il verdetto conclusivo e il correlato commiato dagli Europei di Calcio, la squadra campione del mondo eliminata ai quarti.

A mente fredda, diversi i motivi non di una disfatta ma certo di una grossa delusione. Lo stato di forma, ad esempio, di alcuni interpreti-chiave della squadra. Pirlo e Gattuso, stanchi e stressati. Toni, reduce da una stagione stellare ma estenuante in Germania. Jella qua e là, come l’infortunio patito ad inizio giugno da Cannavaro, che ha privato la retroguardia di un Totem insostituibile.

Il letargo clamoroso degli attaccanti (nessun gol realizzato), segno che pure la manovra complessiva degli azzurri mai è riuscita ad accendere il repertorio delle punte. Del Piero, capocannoniere del campionato, eppure riciclato a bomber di complemento della spedizione. Qualche scelta poco condivisibile dell’allenatore Donadoni: incomprensibile la formazione schierata all’esordio, contro l’Olanda.

Da quella notte la squadra, incassando tre reti, mai oggettivamente in partita, ha smarrito le proprie certezze. Contro gli olandesi, all’inizio, non avevano giocato Grosso e Chiellini, ad esempio, dimostratisi poi in grandi condizioni nelle restanti tre esibizioni. Miscelate il tutto: così si spiega la frettolosa uscita della Nazionale campione del mondo dalla rassegna continentale. Sono mancate le intuizioni dell’allenatore.

La capacità di far innamorare la gente, nonostante ascolti-record maturati in tv. Una Italia malinconica, se volete mediocre: poco importa che gli Europei – a parte il titolo conseguito quarant’anni fa, giocando in casa – abbiano sempre generato, chissà perché, delusioni in serie, a differenza dei ben più remunerativi Mondiali. Donadoni ha inciso poco: ha pagato l’inesperienza nel ruolo e nella situazione contingente.

E adesso? Ora il ciclo, inevitabilmente, ripartirà. Con un nuovo nocchiero in panchina, al posto di Donadoni al quale l’Italia pallonara, all’inizio dell’estate-terremoto di Calciopoli, due anni fa, aveva consegnato le redini del calcio azzurro. Con nuovi interpreti, più giovani, sicuramente affamati di risultati. Plasmati alla causa, pronti per la difesa del titolo mondiale, nel 2010, in Sudafrica.

È stata una occasione perduta: la Spagna – nella gara-verità – ha giocato meglio ma non ha incantato. Ci sarebbero stati tutti gli ingredienti per alimentare il sogno: raggiungere magari la semifinale, primi così nel mondo, tra le prime quattro in Europa. È mancato slancio, forse coraggio in qualche scelta. Qualche giocatore ha palesato eccessiva usura muscolare, retaggio di una stagione lunghissima.

Fondamentale adesso – come in ogni storia di sport e di vita – ripartire con un nuovo progetto. Ai Mondiali sudafricani non sarebbero tollerati altri scivoloni.

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