MAI
SERIE A COSI’ NOIOSA
Vistoso
il calo di pubblico negli stadi: la serie A ha perso quasi quattrocentomila
spettatori. Imperversano le pay-tv, da qualche anno, anche senza il
posizionamento della parabola (sul tetto dei palazzi ma anche –
contro ogni forma di estetica – sui propri terrazzi) è
possibile vedere da casa, senza alcuna forma di stress, le partite di
campionato complice un piccolo decoder e il collegamento digitale.
Tifosi
che si esaltano non più allo stadio (tantomeno in trasferta)
ma sul sofà di casa: incidono i prezzi ancora alti dei biglietti
(nonostante la concorrenza della tv), il disagio di andare allo stadio
(parcheggi spesso latitanti o poco comodi, pessima visuale dalle tribune,
certo non omologata al costo eccessivo dei biglietti) ma anche un oggettivo
e palpabile imbarbarimento del campionato.
Mai
così noiosa la serie A: le penalizzazioni subite in estate da
Milan, Lazio e Fiorentina (tre importanti bacini di pubblico e di blasone),
allontanando i tre club dall’alta classifica, hanno ineluttabilmente
impoverito tecnicamente il torneo. La Juve è addirittura in B,
scontando gli strali di Calciopoli.
Per
carità, nessuno osi mettere in dubbio sentenze (e arbitrati)
dei giudici: qui conta il prodotto, ovvero un campionato che, dopo venti
giornate, è bello e sepolto, svuotato di ogni interesse per la
lotta-scudetto. Inter troppo più forte delle rivali, serie A
virtualmente già in archivio – a metà gennaio, con
quattro mesi di stagione ancora da consumare – complice l’opulenza
nerazzurra. Pochi numeri affrescano un dominio assoluto, mai a prova
di ribaltone: diciassette vittorie su venti gare giocate, tre pareggi,
nessuna sconfitta, miglior attacco e miglior difesa (primato in condominio
con Roma e Empoli).
Un
festival di gol, intuizioni, giocate d’alta scuola, muscoli, corsa,
podismo, carattere. Una miscela esplosiva, inarrestabile: Roma e Palermo
a distanza siderale che ormai si giocano il secondo posto, ovvero diventare
– come recita un vecchio (e crudele) adagio dello sport –
il primo club tra gli ultimi.
Campionato
senza interesse: calano anche gli ascolti delle trasmissioni televisive
della domenica sera, quelle che una volta, lo scudetto in perenne bilico,
magari deciso sul filo di lana, riversavano immagini, approfondimenti,
lanciando sondaggi e dibattiti. Con la situazione già delineata
ogni riflessione appare adesso svuotata di interesse: ecco spiegata
– in parte – la fuga (precipitosa) stando ai numeri –
dagli stadi. Mancano interlocutrici serie, l’assenza soprattutto
della Juve (che, rilevazioni alla mano, conta tredici milioni di appassionati)
ha compresso l’interesse globale.
È
una serie A che non "tira" anche all’estero: poche le
tv che riversano le immagini domenicali. Una volta alcune tv di Sudamerica,
Africa e Asia dedicavano parte del loro palinsesto ai collegamenti con
la serie A italiana. Adesso, in questo oggettivo mortorio, il massimo
sono brevi notizie, condite da scarne immagini in differita.
Giorgio
Bicocchi