Lo Zar di Russia
Il “made in Italy” all’estero si può benissimo incrementare positivamente vincendo, da allenatore, il campionato di Russia. Buffa è la vita: Luciano Spalletti doveva emigrare fino a San Pietroburgo per vincere finalmente uno scudetto. Quello russo, sfidando squadre delle remote Cecenia o Siberia, rendendo felici gli oligarchi che guidano i destini del club.
Tutta gente con i soldi liquidi, che paga regolarmente, soprattutto tanti, tantissimi soldi se è vero che lo stesso Presidente Putin ha da tempo nel cuore i destini della squadra di pallone della sua città, resa luminosa, ad esempio, da interventi straordinari di manutenzione. Campione di Russia, il nuovo zar dello Zenit è l’uomo di Certaldo, un piccolo paese a metà tra Firenze ed Empoli.
Che, adesso, centrato il traguardo, pur avendo in tasca un contratto a più zeri per i prossimi anni, penserà se sia davvero il caso di fare il percorso inverso, tornando ovvero in Italia, cimentandosi in un campionato che, con la Roma, ha solo sfiorato, cedendo di un niente all’Inter manciniana. Classe ’59, il mister di Certaldo, che ringrazia il febbrile lavoro degli interpreti. Non sarebbe facile per nessuno mollare il proprio paese, le proprie abitudini di vita, i propri hobbies, prendere un aereo e sbarcare nella lontana Russia, senza parlare la lingua, girando per le città come un automa.
Spalletti c’è riuscito, incrementando, così facendo, l’appeal del “made in Italy” a San Pietroburgo, che pure abbraccia ogni anno migliaia di connazionali in visita al luccicante Museo Hermitage. Solo adesso, dopo un anno di permanenza, Spalletti ha cominciato a masticare un po’ di russo, dividendo le serate con i collaboratori italiani (e toscani) che compongono il suo staff.
Scudetto e Coppa di Russia in bacheca, mica male come esordio, gli echi del suo Zenit sono arrivati sicuramente anche nelle residenze moscovite, di Putin e non solo. Campionato mai in bilico, Spalletti ha guadagnato la testa della classifica e lì vi è rimasto. Quando allenava la Roma aveva preso casa all’Axa, mezz’ora dal centro della città, il mare di Ostia lontano tre curve di strada. A San Pietroburgo ha optato per un appartamento più centrale, indossando già dallo scorso ottobre il colbacco, affascinato da una città ricchissima di storia.
Un’esperienza fortunata per Spalletti perché lo Zenit attualmente, per via di risorse economiche non indifferenti, è uno dei clubs europei più organizzati. Un autista e un interprete a disposizione, una casa luminosa. Ora, per lui, italiano che ha svettato col suo lavoro lontano da casa, verrà il bello, finalmente scacciato l’incantesimo-scudetto, mai conquistato in carriera. Perché Spalletti, come ogni professionista, in tutti i campi, che si rispetti, dovrà decidere se mollare una vita agiata e un campionato un po’ decentrato per tornare in trincea nel campionato italiano, misurando nuovamente sé stesso e le proprie ambizioni.