Lo show di Madonna
Primo sabato di settembre, Roma era ancora semivuota. Accaldata e assonnata, per via del periodo di vacanza, ormai evaporato. Solo nella zona dello stadio Olimpico il cuore della città batteva forte. Presa d’assalto dalle prime ore del pomeriggio. Sessantamila persone – appartenenti a tutti i ceti sociali – si erano date appuntamento per il concerto (unico) di Madonna.
E lei, arrivata a Roma in compagnia di due dei suoi tre figli, non ha tradito le attese. Raccontavano che nell’esibizione di Cardiff, in Galles, antecedente alla data romana, Madonna avesse fatto attendere due ore il pubblico prima di mettere piede sul palcoscenico. All’Olimpico non è andata così, la leggenda del rock ha sbirciato dal suo camerino, scrutando una stadio zeppo come un uovo, appassionato e festante, e si è decisa.
Solo venti minuti di ritardo rispetto all’orario convenuto: è apparsa e come in un lampo ecco in azione macchine da presa e cellulari per immortalarla, magari intasando – di lì a poche ore – Youtube. Lei, la signora Ciccone, mezzo secolo di vita, fisico ancora scolpito, trent’anni da “wonder woman”, è scesa da un trono – illuminato a giorno – iniziando così, tra mille colori e sensazioni, il suo concerto romano.
Un insieme di fondali, coloratissimi, a fare da cornice multicolore al suo esordio. “Ciao Italia”, ha urlato lei, dopo un paio di canzoni, e subito l’atmosfera si è surriscaldata. La gente, sugli spalti, sudata per via di una cappa umidissima, ha risposto. Un pubblico di tutte le età ha accolto Madonna: quarantenni stregati dalla sua musica avvolgente. Ma pure ragazzi, o semplici ragazzini.
Lei, autentico mito, acquista energia, vigore, entusiasmo mano a mano che il concerto si snoda. Come un diesel che in autostrada alimenta la sua forza, divorandosi curve e rettilinei. Canta anche in play-back, mentre si mangia il palcoscenico, ballando col suo gruppo. “Candy shop” è il biglietto da visita del suo tour. E lei, la provocatrice per eccellenza della musica rock, la sciorina con straordinaria forza emotiva.
Evocando bagliori di luce, corpi che si affollano, seminando sensazioni forti grazie alle note e ad una prestazione strappaconsensi. Fenomeno che cattura, lady Madonna: per la personalità con cui egemonizza la scena, per l’amalgama che la lega al corpo di ballo.
È stato un bellissimo concerto: durato due ore, palpitante e contagioso. Madonna ha affrontato tutti i temi a lei cari: l’amore per il Centro-America, con “La Isla Bonita”, la folgorazione religiosa con “Like a virgin”. Il ricordo di Marilyn con “Material girl”. E poi i riferimenti al sesso, inevitabili nei suoi show, con “Give It 2 me”. Ha chiuso il concerto con “4 minutes”, in ossequio, chissà, all’usura del tempo.
Ironia del destino: non sembrava davvero, vedendola scorazzare per il palcoscenico piazzato sul prato dell’Olimpico, che il tic-tac si fosse fermato per lei, inarrivabile leggenda del rock mondiale.