Le
fughe sulla neve di Papa Wojtyla
“Papa
Wojtyla e il generale” è uno di quei libri che si legge
d’un fiato. Racconti snelli, asciutti con un protagonista assoluto,
il Pontefice morto due anni fa. Lo ha scritto uno dei suoi “angeli
custodi”, Enrico Marinelli, prefetto di Pubblica Sicurezza, per
quattordici anni adibito alla sicurezza del Papa polacco. Rivela le
fughe messe in atto da Wojtyla soprattutto in inverno, sfuggendo ai
rigorosi controlli, scappando – magari camuffato – dalle
Mura della Città del Vaticano, orientando la bussola verso le
montagne del Lazio o del vicino Abruzzo, obiettivo passeggiare o (magari)
sciare con quel senso di libertà stampato sul viso.
La
prima fuga del Papa? Marinelli, l’autore del divertente volume,
la fa risalire al ’95, mese di luglio, quando era già a
Castelgandolfo, nella residenza papalina dei Castelli Romani, Giovanni
Paolo II espresse il desiderio di trascorrere qualche giorno all’aria
aperta, a meditare, aprendosi ancora di piu’ al confronto con
Dio. La località prescelta fu una casa salesiana in provincia
di Frosinone, a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo.
Un
luogo spartano, in mezzo ai boschi, ideale per ritemprarsi, allietato
dal cinguettio degli uccelli, ma esposto ad ogni pericolo, soprattutto
nelle ore nottune, specialmente nella considerazione di coloro che pianificavano
la sicurezza del Papa. Dal mercoledì pomeriggio fino al venerdì
durò il soggiorno: per la Curia e non solo il Papa figurava nell’eremo
di Castelgandolfo, fuggito dal caldo di Roma. Nella realtà Wojtyla
trascorse quei giorni in solitudine, leggendo a voce alta, passeggiando
e pregando sui sentieri del Basso Lazio. Un altro esempio di come il
carattere del papa che non c’è più rifuggisse le
tradizioni, cedendo all’estemporaneità.
In
un’altra circostanza il Papa scappò di notte dal Vaticano,
meta le piste e la neve di Ovindoli. Pernottò in quota, pronto
per l’apertura degli impianti, l’indomani mattina. Stavolta
non sfrecciò in incognito, come gli sarebbe piaciuto. La voce
delle fuga si sparse e il Viminale allertò tre carabinieri, con
la tuta bianca e gli sci, pronti a coprirgli le spalle.
Aneddoti,
racconti vivaci, pieni di episodi: come quella volta in cui il Papa
volle provare le piste di Campofelice, vicino Roma. Il responsabile
degli impianti, riconosciutolo, gli riservò per intero la cosiddetta
“pista degli innamorati”.
La
neve gli ricordava l’infanzia vissuta in Polonia. Sugli sci –
è noto – il Papa se la cavava egregiamente. Sfidò
pure le vette del Gran Sasso, indossando cappello, guanti e tuta a Campo
Imperatore. In questa occasione Wojtyla fu privilegiato rispetto alla
marea di appassionati. Gli fu messo a disposizione un “gatto delle
nevi” per evitare le code agli skilift, guadagnando tempo. Un
eventuale pisolino? Sulla nuda terra, in primavera o in estate. Impareggiabile
Papa Wojtyla!
Giorgio
Bicocchi