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Le ferie del Papa

A tutti i Vescovi che lo avevano invitato nelle diocesi di appartenenza il medesimo messaggio. “Grazie, la prossima estate resto nella quiete di Castel Gandolfo”. Né Alto Adige, insomma, tantomeno Val d’Aosta. Addio alle passeggiate nei boschi di Bressanone o sui sentieri di Les Combes. A Papa Wojtyla la montagna, il senso dell’altezza piaceva perché sembrava che Dio fosse più vicino e più compren- sibile.

Benedetto XVI, invece, per motivi di comodità, trascorrerà le prossime ferie estive – da giugno a settembre – nella residenza di Castel Gandolfo che, da quattro secoli a questa parte, ha il privilegio di diventare il centro della Cristianità. Consideratelo come una sorta di Vaticano minore, posto sulla collina che si affaccia sul Lago di Albano, uno dei paesi più caratteristici dei Castelli, venti minuti di Appia e si è sulla via Tuscolana, una delle arterie più trafficate di Roma. Castel Gandolfo è da secoli il ritrovo prediletto dei Pontefici: qui sono state scritte decine di Encicliche.

Un grandissimo rapporto di affetto e di umanità ha sempre legato i Papi ai residenti. Si narra che Pio IX, ad esempio, amasse passeggiare per il borgo, in modo disin- volto. All’epoca – eravamo nel 1850 – non c’erano le guardie del corpo, le misure di protezione erano limitatissime, il Papa cammina- va a piedi e non sulla vettura corazzata. Pio IX entrava nelle case degli abitanti, sollevando talvolta il coperchio delle pentole per verificare quanto buono fosse il cibo che si mangiava a Castel Gandolfo.

Papa Montini, Paolo VI, che nella residenza dei Castelli morì nell’agosto del ’78, fece realizzare, a favore della popolazione, un mucchio di opere: una scuola elementare, la Chiesa di San Paolo, la Chiesa della Madonna del Lago. Erano gli anni – quelli conclusivi del pontificato di Paolo VI – in cui i Pontefici cominciarono ad usare l’elicottero per ritornare in Vaticano, solcando il cielo di Roma, dribblando il traffico incipiente. Fioccano i ricordi, gli aneddoti, Castel Gandolfo è un libro ancora da sfogliare.

Pio XII, il Papa che visse le distruzioni e le macerie della Seconda Guerra Mondiale, aprì il portone della residenza alle popolazioni locali, dando loro asilo sicuro. Le Ville Pontificie, infatti, godendo dei privilegi dell’extraterritorialità, non potevano essere violate, assicurando una protezione ferrea. Si rammenta che oltre dodicimila furono le persone ospitate sui suoli pontifici, almeno fino alla Liberazione di Roma. L’appartamento del Papa, in quelle ore tempestose, fu riservato alle partorienti: vi nacquero quaranta bambini, decisamente fortunati.

Ci sono Pontefici che mai conobbero i silenzi e le magie di Castel Gandolfo: Papa Luciani, in carica per soli trentatré giorni, ad esempio mai vi soggiornò. Il parco si estende per 55 ettari: al suo interno c’è anche una azienda agricola (produce vini, olii, formaggi). Oggi Castel Gandolfo è meta continua di turisti: anche grazie alla vicinanza del Papa gli affari di ristoranti, bar e alberghi vanno a gonfie vele.

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