Laurea in carcere
Laurea conseguita – dietro le sbarre del carcere di Verziano, vicino Brescia – in Lettere Moderne. Massimo dei voti elargito dalla commissione dei docenti dell’Università Cattolica. Una tesi filosofica, con al centro approfondimenti sul pensiero di Socrate.
Ai più la protagonista di questa storia non dirà nulla: si chiama Erika Di Nardo, condannata a sedici anni di reclusione per uno degli omicidi più cruenti degli ultimi anni di vita italiana. A Novi Ligure, terra di confine tra Piemonte e Liguria, una sera del gennaio del 2001 – con la complicità del fidanzatino Omar – uccise a coltellate la mamma e il fratello di undici anni.
Secondo l’accusa i due giovani avrebbero progettato di massacrare anche il padre della ragazza, decidendo poi di soprassedere perché proprio Omar si ferì nel corso della spietata mattanza di sangue. Un caso che, all’epoca, ricco di particolari emersi dall’inchiesta, dominò le pagine di cronache, riservandosi spazi informativi importanti anche nei programmi tv di approfondimento di prima serata.
Coinvolti psicologi, psichiatri, esperti dei disagi giovanili. Nel corso degli anni – dal 2001 ad oggi – su questa storia e i suoi terribili risvolti (una famiglia completamente stravolta) si sono accesi nuovamente i riflettori. Il padre di Erika, infatti, ha deciso di tornare a vivere nella villetta della strage, riprendendo anche i contatti in carcera con la figlia, assassina della propria moglie e del proprio figlio.
All’epoca dei fatti Erika aveva sedici anni, Omar un anno di più. Nel corso dell’iter giudiziario e del processo emerse una marcata conflittualità tra la madre e la ragazza: veniva infatti disapprovata la relazione di Erika con Omar. La mamma temeva anche che la figlia facesse uso di stupefacenti.
Prima semplici litigi, accresciuti da una età difficile della ragazza. Poi liti violente, con il divieto espresso di frequentare Omar. È stato tutto questo a scatenare la furia omicida dei due: una sera – era il febbraio del 2001 – con due coltelli appartenenti al set da cucina – in salone e in bagno Erika e Omar trafissero più volte la mamma della ragazza e il fratellino Gianluca.
Terribili le ricostruzioni proprio del massacro perpetrato a danno di quest’ultimo, con gli ultimi, decisivi fendenti scagliati dentro la vasca da bagno. Erika cercò subito di sviare le indagini, paventando un tentativo di rapina – degenerata –da parte di albanesi. Le frequenti contraddizioni dei due minorenni insospettirono gli inquirenti.
Bastò piazzare microfoni e telecamere nascoste per conoscere i risvolti del terribile disegno criminoso. “Adesso possiamo girare come una coppia vera”, confessò Erika ad Omar mentre il fidanzatino la stringeva a forza a sé chiamandola “assassina”. Addirittura le telecamere filmarono Erika mentre mimava i colpo inferti alla mamma e al fratellino.
Il giudica li incriminò, loro, in seguito, si rinfacciarono colpe e responsabilità. Indagine chiusa, processo relativamente breve. Erika uscirà dal carcere e sarà ancora una donna giovane. Con una laurea, chissà, pure da sfruttare.