La stazione del futuro
Gli auspici e i numeri sono colossali. Il costo che in Italia, vista la critica situazione contingente, scatena sempre un mucchio di polemiche è di trecentotrentamilioni di euro (che Trenitalia ha definito essere il risultato di un autofinanziamento). All’interno della nuova stazione Tiburtina, inaugurata dal Presidente della Repubblica, Napolitano, transiteranno oltre centocinquantamila passeggeri al giorno, un vero esercito. E poi venti binari, quasi 50mila metri quadrati tra percorsi pedonali, una gigantesca hall, collegamenti interni, servizi per i viaggiatori, aree per possibili mostre, conferenze, meeting.
Senza contare uffici e servizi commerciali. La stazione Tiburtina è stata intitolata a Camillo Benso di Cavour, anche in omaggio alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Un colosso tecnologico che Trenitalia ha destinato al transito dei convogli ad alta velocità. Ci sarebbero stati tutti gli ingredienti per essere orgogliosi: Roma finalmente dotata di un polo futuristico, in grado di accogliere ben 140 treni al giorno, ovviamente ad alta velocità.
Due quartieri (che mai nella loro centenaria storia, Fomentano e Pietralata, sono stati uniti) finalmente a braccetto, in nome del futuro e della tecnologia. Invece, l’inaugurazione della nuova stazione ha riservato polemiche al cianuro: a poche centinaia di metri dal varo ufficiale ecco la protesta di ben 485 lavoratori della Wagons Lits che avevano ricevuto, nei giorni scorsi, la lettera di licenziamento dopo che le Ferrovie dello Stato hanno stretto un accordo con la francese Thello, che li sostituirà con personale diverso.
Famiglie sul lastrico, il futuro che diventa un incubo: la perdita del posto di lavoro (e della correlata serenità di un intero nucleo familiare) è ormai costante drammatica di questo inverno italiano. E poi le proteste (rumorose) delle migliaia di pendolari che, ogni mattina, alzandosi all’alba, raggiungono Roma dai tanti paesi limitrofi, ripresentandosi al tramonto, alla fine di una giornata lavorativa, per tornare a casa. I pendolari hanno protestato perché – a fronte dei trecentotrenta milioni di euro stanziati da Trenitalia – sono stati tagliati i fondi per i cosiddetti treni regionali, quelli che collegano la Capitale con decine di località.
Non solo: a causa dei continui tagli previsti nelle ultime Finanziarie, nel 2012 le risorse economiche destinate alle ferrovie del Lazio saranno ben il 75% per cento in meno rispetto a quest’anno. Un colpo di forbici (o meglio, di bisturi) che rischia di mettere in ginocchio il trasporto da e per Roma, che si sostanzia, in pratica, in un numero ridotto di treni adibiti alle corse regionali, con ovvie ripercussioni e difficoltà per i pendolari. Insomma, tipici chiaroscuri italiani: si inaugura una stazione del futuro e poi, a margine di essa, si registrano proteste legittime per tagli a linee ferroviarie di minor appeal e licenziamenti di ferrovieri.