La Serie A sogna gli sceicchi
Gli esempi, ormai, si moltiplicano. Lo spicchio che fa sognare il calcio italiano – magari ricco di idee ma non di soldi liquidi – è nella parte destra del mappamondo ed include Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait. E’ lì che, monitorando le ambizioni di presidenti, patron e dirigenti, si annidano i soldi veri, inevitabilmente generati dallo sfruttamento dei pozzi di petrolio e di altre materie pregiate.
Il Milan che si lega per cinque anni – a fronte di un corrispettivo annuo di dodici milioni di euro – a Fly Emirates, stampando il nome della compagnia aerea sulle proprie maglie. Il presidente del Palermo Zamparini che passeggia sottobraccio, nel recente ritiro estivo austriaco, ad un ricco sceicco saudita: lo strano binomio o il semplice accostamento, magari solo per poche ore, ha dilatato i sogni di mezza isola.
Un fondo arabo che strizza l’occhio alla Roma, spedendo intermediari di fiducia nella sede di Unicredit, preparandosi, chissà, a presentare un’offerta per l’acquisizione del pacchetto azionario della società giallorossa, ormai di proprietà della banca, coniugandosi così agli auspici di capitan Totti, che ha recentemente dichiarato che, al posto dei Sensi, vedrebbe bene un emiro o uno sceicco.
Aggiungete che, nelle scorse settimane, quando la famiglia Menarini era ancora in sella, pure il futuro del Bologna venne accostato a movimenti provenienti da una delle zone più ricche del mondo. E che i figli di Gheddafi hanno il pallone nel sangue, avendo investito nella Juve, all’epoca della Triade e non solo. Da noi non è successo ancora quello che è accaduto Oltremanica: clubs inglesi strappati da imprenditori arabi (il Fulham ad Al Fayed, ex-proprietario dei mitici magazzini londinesi di Harrod’s, il City di Mancini ad una ricchissima famiglia reale).
La sensazione, però, è che, soprattutto se la legge sugli stadi di proprietà dei clubs vedesse finalmente la luce, accrescendo la patrimonializzazione delle società italiane, bocciando i meri scopi di lucro (supermercati, cinema ed alberghi annessi, etc.) principi sauditi, emiri o sceicchi potrebbero davvero divenire – per la prima volta nella storia del pallone nostrano – proprietari o detentori di maggioranza delle quote di squadre italiane.
Per adesso vanno di moda i corteggiamenti: espliciti, come quello di Zamparini, che medita l’ingresso di un facoltoso socio nella gestione del Palermo per dare un concreto assalto allo scudetto o alla qualificazione per la Champions, o indiretti, come quello del Milan che, incassando la vagonata di euro sauditi per mostrare il marchio Emirates sulle maglie rossonere, ha comunque incuriositi i facoltosissimi abitanti di Riad e dintorni. Inutile cercare imprenditori italiani, magari appassionati di pallone.
Per tracciare una svolta epocale, senza ricorrere a mutui/prestiti per dare la scalata, mezza serie A vorrebbe l’emiro o lo sceicco a capo delle società. Vestiti di bianco in tribuna d’onore: chissà se un giorno, vicino o più lontano, l’evento si materializzerà.