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La regina del mare

Tradizione e stile: i vecchi lupi di mare raccontano che dalla mitica portaraerei statunitense “USS Forrestal parti” un “Siete la nave piu’ bella del mondo” quando ebbero conferma che davanti si stagliava la sagoma inconfondibile dell’Amerigo Vespucci, l’indiscusso vanto della Marina Militare Italiana, l’imbarcazione piu’ antica e maggiormente ricca di storia – utilizzata oggi per crociere di formazione e di addestramento degli allievi dell’Accademia di Livorno – che, la scorsa settimana ha festeggiato gli ottanta anni di vita. Istantanee ingiallite riportano al varo della Vespucci, avvenuto il 22 febbraio 1921 nel porto di Castellamare di Stabia.

Era qui che i locali cantieri navali avevano disegnato e realizzato uno dei velieri destinato poi a colorare il mare. Sul molo, quel giorno, si affollarono le centinaia di operai che avevano contribuito, col sudore e con la fatica, a realizzare uno dei simboli nel mondo del tricolore. Già, perché questo esporta la Vespucci: la creatività e lo stile italiano. Una sorta di celebrazione della storia e della tradizione del Belpaese. Una ricorrenza – quella degli ottant’anni – che affascina ed intriga coloro che nel mare scorgono il senso del mistero, della conoscenza, del rispetto verso la natura. Nel corso della sua esistenza sembra che la Vespucci (il calcolo è approssimativo) abbia percorso un milione di miglia, con le sue caratteristiche 24 vele che coprono oltre 2.600 metri quadrati.

Ottanta anni fa, dalla costa partenopea, ebbe inizio la sua grande avventura, nave messa in acqua sul progetto di un vascel- lo di fine Settecento. L’equipaggio di 278 persone viene integrato – durante le crociere di addestramento – dagli allievi dell’Accademia, fino a raggiungere un tetto massimo di 480 unità. La Vespucci ha solcato i mari di tutto il mondo: suscitando applausi, consensi, moti di ammirazione.

Tradizione, passato, storia e futuro assieme: nel ’68, ad esempio, la nave-scuola lascio’ gli inglesi a bocca aperta quando la videro risalire il Tamigi, comandata dal celebre Agostino Straulino. Si, perché è arcinoto che la Vespucci sia considerata la nave più bella del mondo, come sintetizzato dal messaggio della Forrestal. L’imbarcazione, con quella sua sagoma regale, retaggio dell’eccellente lavoro dei costruttori dei cantieri stabiesi, ha assolto egregiamente il compito di veicolare nel mondo l’operosità italiana. A lei è stato affidato un compito di rappresentanza, quasi fosse un Ministro degli Affari Esteri in perenne navigazione.

La ricordiamo presente ad Auckland, in Nuova Zelanda, in occasione dell’America’s Cup. O nella rada del porto di Atene, il giorno (era il 2004) dell’inaugurazio- ne dei Giochi Olimpici. Oppure a Portsmouth, in Gran Bretagna, quando venne commemorata, con una strabiliante cerimonia in mare, la battaglia di Trafalgar. Un nome, una storia: è anche per questo che quando i transatlantici la incrociano in mare spengono i motori e suonano tre colpi di sirena, salutandola con devozione. Vanto esclusivo che accade solo quando veleggia la Vespucci.

 

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