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La galassia di Veltroni

Qattro mesi e il destino sarà sancito: Walter Veltroni diventerà il segretario del Partito Democratico a metà ottobre, con l’obiettivo, già sbandierato, di coagulare il 35% delle preferenze degli elettori. Una candidatura che non ha preoccupato il centrodestra: Berlusconi considera l’attuale sindaco di Roma alla stregua di un clone di Prodi, vulnerabile e non sorretto dalla pletora delle ideologie della sinistra.

Fini (ma non solo lui all’interno di Alleanza Nazionale) ha attaccato il nuovo rivale, auspicando, tanto per cominciare, le sue dimissioni dalla carica di sindaco della Capitale se davvero l’assise del Partito Democratico, a metà ottobre, dovesse eleggerlo segretario. Incarichi troppo ingombranti, impossibile renderli permeabili.

Ma cosa compone la galassia dei sostenitori dell’uomo che dovrà condensare, negli auspici, le diverse anime della sinistra, da quella più moderata, diessini ed esponenti della Margherita, a quella meno conciliante?

Veltroni è stimato Oltretevere, nei palazzi apostolici, dapprima. Sei anni da sindaco di Roma nei quali Veltroni ha plasmato una impressionante ragnatela di rapporti umani. Nell’immaginario di chi lavora con lui, sedici ore al giorno, in Campidoglio, la galassia di simpatizzanti e promotori del suo programma non ha confini. Ci sono monsignori e cardinali. E poi architetti, da Piano a Fuksas.

Il mondo degli artisti ha sempre affascinato il numero uno del Campidoglio: Veltroni, che si è pure scoperto strada facendo bravo scrittore, sognava di diventare regista arguto. Bernardo Bertolucci lo stima e lo ammira, da quando Veltroni, col primo aereo, sbarcò al Festival di Venezia per difendere “Novecento”, attaccato da una critica, a suo dire, preconcetta e ingiusta, sottostimato anche dallo snobbismo dell’allora Partito Comunista.

Capo ufficio-stampa di Alessandro Natta, ai tempi degli ultimi anni del Partito con la falce e martello. Una bella casa a via Savoia, piazza Fiume ad un sospiro, ritrovo di scrittori, registi, attori, letterati. Il poeta Valerio Magrelli, uno che lo conosce bene, è convinto di aver scoperto il suo segreto: pragmatismo misto a realismo, capacità di contagiare gli altri col seme dei suoi ragionamenti. Sembra di leggere, in sintesi, l’intervento al Lingotto di Torino, venti giorni fa, in cui Veltroni ha accettato la sfida, contrapponendosi, in futuro, a Berlusconi, conclamato leader della Casa delle Libertà.

Entrò da ragazzino nella Federazione Comunista Romana: quindici anni di comune militanza con Giuliano Ferrara, Antonello Falomi, Gianni Borgna. Veltroni ascolta il parere di chi lavora con lui. Annota, ragiona a voce alta, si confronta ma poi decide autonomamente.

Proteggere i rapporti umani: ecco un’altra sua dote. Innumerevoli le visite nella periferia romana: è qui che Veltroni registra l’elettorato più consistente. Occorrerà fare breccia anche al Nord, però, varando un programma che attecchisca anche nei ceti più ricchi e meno bisognosi. È lì che la partita di Veltroni vivrà il momento cruciale.

Giorgio Bicocchi

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