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La donna del centenario

Ogni mattina, alle otto, in laboratorio, a Roma: come faceva da ragazza. Nessun appagamento, il cervello non ha rughe, ama ripetere lei, Rita Levi Montalcini, prossima donna del centenario. Compirà un secolo di vita il prossimo mese di aprile: insignita del premio Nobel per la Medicina nell’86, nominata senatrice a vita nel 2001. Una vita costantemente presa di petto: donna di straordinario valore.

Prima riflessione: negli anni del Dopoguerra per una donna non era facile emergere, riscattarsi. Le quote-rosa erano concetto astruso, essere donna significava – in ogni settore delle vita pubblica – partire con un significativo handicap. Iniziò a Torino quegli studi sul settore nervoso che avrebbe poi proseguito per il resto della sua vita. Nata nel 1909, si laureò nel ’36.

Due anni più tardi, ebrea sefardita, fu costretta dal regime razziale fascista ad emigrare in Belgio. Non si arrese, non placò la sua sete di conoscenza, alimentando studi ed approfondimenti.

Combatté pure contro il padre, proprietario di una fabbrica di ghiaccio, che non approvava la sua scelta: dedicarsi allo studio, alla scoperta. In Belgio, quasi da sfollata, inaugurò un inedito laboratorio in camera da letto, dove operava embrioni di pollo con aghi sottili. Mani da artista: così Renato Dulbecco, altro Premio Nobel, suo compagno di studi, affrescò la sua attività.

Fu in quella camera da letto e in quell’improvvisato laboratorio che Rita Levi Montalcini gettò le basi per la successiva scoperta del fattore di crescita nervoso che – anni più tardi – l’avrebbe insignita del Premio Nobel. Fin da bambina – in una recente intervista – era sicura di non voler diventare prima moglie e poi madre.

La mamma, pittrice, dovette smettere di lavorare dopo essersi sposata: fu quello l’esempio (negativo) che la fece decidere. Voleva solo essere studiosa. Ancora oggi – alla soglia dei cento anni – studia l’Alzheimer: nel ’40 scoprì l’Nfg, una molecola proteica che trasforma una cellula qualsiasi in un neurone.

Provata sui topi, si è rivelata in grado di arrestare l’Alzheimer, vera ossessione della scienziata. I soldi mai l’hanno traviata: ha devoluto in beneficenza il ricavato del Premio Nobel. Con la scienza – spesso e volentieri – non ci si arricchisce: oggi come ieri. Pur essendo senatrice a vita (venne nominata da Romano Prodi) il mondo della politica non l’ha intriga più di tanto: una sola amica, la senatrice del Pd Anna Finocchiaro.

Un cervello in fuga: per trenta anni ha vissuto negli Stati Uniti, proseguendo le sue ricerche nel Missouri, nel Dipartimento di Zoologia della Washington University. Questo è stato sempre un suo cruccio: l’Italia le piace ma è stata suicida nel consentire a tanti bravi scienziati di andarsene senza alcuna remora perché sempre limitati si sono rivelati i fondi per la ricerca.

Da ragazza ascoltava, sin dalle cinque del mattino, le melodie di Bach e Schubert: oggi – alla soglia del centenario – Rita Levi Montalcini dice che le manca il tempo per rifarlo.

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