La corsa olimpica
Le rivali sono cinque: Madrid, Tokyo, Istanbul, Baku e Doha. Le ultime due candidature paiono oggettivamente di facciata: difficile credere che il Comitato Olimpico internazionale decida che la trentaduesima edizione dei giochi estivi si svolga in Azerbaijan. E al Qatar (e conseguentemente a Doha) sono già stati assegnati i Mondiali di calcio del 2022, i primi che si giocheranno nel deserto.
Olimpiadi 2020, la volata è iniziata. tra un anno i comitati olimpici presenteranno al Cio le lettere di garanzia: sono una sorta di dossier che sintetizzerà il programma, con costi e ricavi, con annesse le coperture economiche e il sostegno delle forze politiche ed imprenditoriali di ogni paese. In quella circostanza delle sei candidature attuali ne verranno scremate due: resteranno in pratica quattro città a contendersi l’eredità di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016 (olimpiadi per la prima volta in sudamerica).
Roma è in lizza con questa griglia eletta: qualcuno ipotizza anzi che la capitale sia già in fuga verso la vittoria, favorita per l’assegnazione che avverrà ufficialmente solo tra due anni, nel settembre del 2013, a Buenos Aires.
Da allora inizierà il conto alla rovescia, mancando sette anni all’evento. La Turchia mai ha ospitato i giochi olimpici: Istanbul, però, registra consistenti problemi di sicurezza e diverse carenze nelle infrastrutture. Certo, sarebbe un bel messaggio: i giochi protesi tra l’occidente e il Bosforo, un ponte tra la vecchia Europa e l’Asia. Ma l’idea pare attecchire poco.
Madrid è a digiuno di olimpiadi (non la spagna che ha organizzato l’edizione di Barcellona del ’92) ma denota grossi problemi economici. Tokyo vuol dire giappone: operosità, puntiglio, orgoglio. Costituirebbe una grandissima molla per l’economia del paese nipponico dopo i disastri del terremoto e dello tsunami. Buffo, allora, sintetizzando gli indizi, che proprio Roma e Tokyo si dividano i maggiori consensi: la capitale ospitò i giochi del ’60, Tokyo gli diede il cambio quattro anni più tardi. Le istantanee dei giochi romani ancora sono lucenti: i pugni di Cassius Clay, che ancora non si faceva chiamare Mohammed Alì, l’eleganza di Berruti, trionfatore dei 200 metri, i piedi scalzi dell’etiope Bikila, re della maratona sull’Appia Antica.
Roma, nella griglia di città-candidate, è ben posizionata. I lavori per consegnare decine di chilometri di nuove metropolitane continuano. La stragrande maggioranza degli impianti è già pronta o comunque largamente orientata. Gli eventuali giochi del 2020 costerebbero – stando alle prime stime – molto meno dei dodici miliardi di euro che Londra, ad esempio, spenderà la prossima estate. Certo, occorrerà tutti remare nella medesima direzione. Tra due anni la città avrà un nuovo sindaco. Anche il Paese potrebbe avere un nuovo Premier. Non saranno ammesse indecisioni o ritardi. Il Cio è un organismo che non tollera improvvise omissioni. In palio ci sono le Olimpiadi 2020, che Roma tornerebbe ad ospitare per la seconda volta, sessant’anni dopo.