La cavia umana
Ha conseguito tanti anni fa una laurea in Lettere e Filosofia. Immaginava una vita tra i banchi di scuola. Oppure all’Università. Ha iniziato la sfilza di concorsi, colloqui, prove: il lunghissimo corollario a cui deve sottoporsi un ragazzo italiano, che non vanta raccomandazioni e che, per trovare una occupazione, non opta per percorsi meno accidentati e decisamente più brevi.
Tutto vano, gli anni passavano e nulla si concretizzava. Alla fine, pressato dagli eventi e dalla situazione, un ragazzo 34enne di Potenza, proveniente da una delle zone in cui la disoccupazione giovanile raggiunge i picchi più alti, tradendo le attese e le legittime aspirazioni, ha scelto un lavoro decisamente originale per sentirsi meno precario, guadagnando qualcosa, combattendo così lo stress per non avere una occupazione stabile, duratura e, soprattutto, ben retribuita.
Eccola, la prima (o forse ce ne sono altre che non hanno pubblicizzato la loro attività?) “cavia umana”. Colui che cercava di diventare un professore o un docente di Lettere e Filosofia, inseguendo il sogno di una cattedra e di alunni da formare ed erudire, ha deciso di “affittare il proprio corpo”. Nessun sottinteso maligno: lui si mette semplicemente a disposizione delle compagnie farmaceutiche per testare nuovi prodotti, farmaci inediti, molecole rivoluzionarie, almeno negli auspici.
Così, continuando a raccontare questa storia che ben affresca l’attuale situazione di tanti giovani italiani, che studiano, accrescono il proprio bagaglio culturale senza poi realizzarsi, vivendo continuamente sospesi tra i sogni e una malinconica realtà da perenne precario, la “cavia umana” trascorre quindici o venti giorni all’anno in una clinica svizzera.
Ingurgita una miriade di pillole, pasticche. Magari prova il gusto di nuovi sciroppi. Tra un test e l’altro viene coccolato dallo staff medico che gli regala massaggi, beauty farm, piatti prelibati, oltre magari a tuffarsi in piscine fantastiche, alla stregua di un atollo polinesiano. Ma quanto si guadagna a riciclarsi in sperimentatore, prestando il proprio organismo all’evolversi della scienza? Dai 250 ai 600 euro al giorno, ovviamente dipende dall’importanza di quello che si sta testando.
Come si diventa “cavia umana”? Lui, il ragazzo disoccupato di Potenza, ha parenti che vivono in Svizzera. Quando è salito dalla Lucania per andarli a trovare – tanto per non perdere l’abitudine – ha sfogliato decine di pagine di annunci di lavoro. L’occhio è caduto su poche righe: la facoltà di Medicina cercava persone disposte a lavorare per una importante casa farmaceutica. Lui ha subito compreso il senso del messaggio.
Ha firmato un contratto che specifica diritti, doveri e rischi: una prassi consolidata. Ha assicurato di essere in buona salute. Tra un test e l’altro a cui si è sottoposto passano dai sei agli otto mesi, necessari per disintossicarsi. E’ in quell’intermezzo che la “cavia umana” ritorna italiano e soprattutto precario, pensando sempre a quella cattedra da professore.