La bottega anti-mafia
La palazzina di Corleone, al civico 6 di via Colletta, è quella in cui, da giovane, prima di darsi ad una trentennale latitanza, visse il boss della mafia Bernardo Provenzano. Era il ’63, il picciotto era già noto alla polizia ma in pochi erano riusciti ad intuire la sua vocazione delinquenziale. In quella palazzina – nel paese (Corleone) in cui era nato anche Totò Riina, uno dei boss più efferati della mafia – abitarono, negli anni successivi, diversi membri della famiglia Provenzano.
Poi, nell’85, il Tribunale di Palermo dispose il suo sequestro, con correlata confisca del bene avvenuta solo nove anni fa. L’intera palazzina, successivamente, venne trasferita al Comune di Corleone. Proprio qui, all’interno del perimetro dell’amministrazione, in provincia di Palermo, nasce l’idea: un modo (intelligente) per sradicare dal territorio il concetto di mafia, renderlo vulnerabile, spedendo un messaggio intelligente ai più piccoli, a coloro che qui, in questo lembo di Sicilia, dovranno continuare a vivere, studiare, farsi una famiglia.
Ecco il risultato, allora: la casa che fu del boss, quella in cui Provenzano cominciò a pianificare la sua crescita di boss effera- to, studiando continue strategie eversive, diventerà una “bottega dei sapori”. Al suo interno verranno esposti e venduti i prodotti tipici della terra siciliana: olio, vino, agrumi, cereali, commercializzati dai giovani delle cooperative antimafia.
Un angolo di ritrovata legalità, uno scorcio in cui lo Stato, soprattutto il concetto di Stato, con tutto ciò che esso implica, riaffermerà il suo potere. Un laboratorio, se volete, di speranza, un afflato alla vita dignitosa, un messaggio alla mafia e a coloro che, il retaggio mafio- so, continuano a coltivare, proteggere. L’abitazione di Provenzano, “Binu” in dialetto, violata dallo Stato: non è un caso che l’inaugurazione ufficiale della bottega avverrà il giorno del prossimo Ferragosto, alla presenza proprio del Ministro degli Interni Maroni.
Proprio il Viminale, infatti, ha finanziato, con un budget specifico, i lavori di ristrutturazione della palazzina, in collaborazione con il Comune di Corleone e l’intera Regione Siciliana. Oltre a vendere prodotti coltivati sui terreni confiscati alla mafia, nella palazzina di via Colletta saranno esposte alcune delle più coinvolgenti opere del pittore Porcasi, tra cui il ritratto del sindacalista Placido Rizzotto, assassinato nel lontanissimo 1945 proprio da due futuri boss mafiosi, Bernardo Provenzano e Luciano Liggio.
Saranno programmati incontri, dibattiti, su un mega-schermo scorreranno le immagini della cattura di Riina, Provenzano. Un messaggio importante, solare, che il giovanissimo Sindaco trentacinquenne del Comune di Corleone (Iannazzo) ha voluto cavalcare con entusiasmo. Un bell’inno alla legalità ritrovata in una zona – comprensiva pure dei Comuni di San Giuseppe Jato, Altofonte e Monreale – dove, da sempre, la mafia ha costruito roccaforti quasi inviolabili.