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L'uomo del futuro

Il Presidente Obama lo elogiò pubblicamente, nel luglio scorso, durante un incontro tenutosi negli stabilimenti della Chrysler di Detroit. Per molti lavoratori americani, che rischiavano il licenziamento per via di conti economici drammaticamente in rosso, Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, al lavoro per rilanciare la casa automobilistica statunitense, rappresenta davvero l’uomo del futuro. Lui, classe ’52, è una sorta di cittadino del mondo: nato a Chieti, cresciuto in Canada, affermatosi professionalmente in Svizzera.

Italia, Canada, Svizzera: Sergio Marchionne, in tasca, possiede la cittadinanza di questi tre paesi. Un dirigente d’azienda stimato Oltreoceano, contestato alle latitudini italiane. Una sua lunga intervista, andata in onda lo scorso novembre, sulla tv pubblica, ha nuovamente acceso il dibattito. Le strategie imprenditoriali di Marchionne – considerato l’artefice del risanamento della divisione Fiat Group Automobiles – sono state aspramente contestate dai sindacati, dalle forze di Governo e dell’opposizione: insomma, il tipo è di quelli che mai mette d’accordo. Lui, Marchionne, il manager da 4,8 milioni di euro di stipendio all’anno, che rifugge dalla giacca e dalla cravatta per indossare comodi ed eleganti pullover (anche quando incontrò Obama a Detroit era vestito così), non rifugge dalle provocazioni.

“Parla come uno straniero”: così lo hanno affrescato i suoi detrattori dopo le ultime sue esternazioni in tv. “La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia”: ovvio che una simile dichiarazione sollevasse il polverone. Aggiungete che, secondo lui, l’Italia è al 118emo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48emo posto per la competitività del sistema industriale. Personaggio scomodo, Marchionne, che ha miscelato sapientemente gli studi in filosofia, da commercialista, procuratore legale, avvocato ed esperto contabile.

Non è stato un caso che la famiglia Agnelli, alla morte di uno dei capostipiti, Umberto, lo abbia nominato, senza remore, amministratore delegato del Gruppo Fiat nel 2004. Uno che ha una visione globale dei problemi, che critica Governo, governanti ed opposizione, sarebbe quasi pronto per scendere in politica, provando a dare una scrollata ad un Paese (l’Italia) che non cresce ma annaspa. Niente da fare, gli scranni di Montecitorio non fanno per lui. Non ama particolarmente i sindacati, di più i lavoratori se è vero che si è impegnato a far crescere lo stipendio medio (pari a 1200 euro) di molte maestranze della Fiat.

Più stimato in America che in Italia: succede. Marchionne, da noi, contesta il sistema, la prassi, l’inerzia, la politica flottante. Un’altra sua frase (“I 6100 dipendenti polacchi producono oggi le stesse auto che si costruiscono negli stabilimenti italiani”) ha ulteriormente acceso la miccia. Marchionne chiede rispetto e considerazione per le aziende che gestisce. Per lui, l’uomo del futuro, parlano i conti risanati ed una immagine della Fiat oggettivamente rivitalizzata.

 

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