L'ora delle scelte
Ferragosto di strategie per sette personaggi, sulla scena della politica italiana, in cerca d’autore. Berlusconi ha affittato il castello di Tor Crescenza, a venti chilometri da Roma, per meditare sullo strappo con Fini e i suoi accoliti, che ha portato il Governo ad un passo dalla crisi conclamata e dalle correlate dimissioni. Il Cavaliere medita, ascolta chi gli è accanto, pondera: già il fatto di aver abbandonato la Costa Smeralda e l’amata Sardegna per trascorrere uno scampolo d’estate praticamente in trincea, lontano dalle luci tentacolari dell’isola, è il migliore indizio per intuire i suoi disagi.
Un Governo costantemente sulla graticola, nei prossimi tre anni di legislatura, sempre soggetto a sabotaggi da parte di una maggioranza che, allontanatosi il gruppo-Fini, praticamente tale più non è oppure elezioni anticipate, magari prima di Natale, pur di non perdere altro tempo: ecco l’amletico dilemma. Non c’è ovviamente solo Berlusconi, anche se le determinazioni dell’attuale Premier finiranno per orientare i destini italiani.
Il segretario del Partito Democratico, Bersani, sfoglia anch’egli la margherita, incerto se avallare una intesa a larghe maglie con l’Udc di Casini e l’Italia dei Valori di Di Pietro in vista di un (possibilissimo, a questo punto delle schermaglie) ritorno alle urne. Bersani, tra l’altro, deve rintuzzare all’interno del PD la voglia di scalata di Nicky Vendola, il governatore della Puglia, dichiaratamente candidatosi per la prossima guida del partito.
Bossi, da Ponte di Legno, sbandiera che il Governo non cadrà e che la legislatura si concluderà senza ulteriori strappi: in realtà l’epilogo traumatico del rapporto (mai completamente sbocciato) tra Berlusconi e Fini un po’ di tensione, in seno alla Lega, l’ha creato: si, perché il progetto del federalismo fiscale, tanto caro al Carroccio e ai leghisti, tarda clamorosamente a prendere corpo. Insomma, proprio gli alleati di Governo, litigando e scavando un solco tra di loro, hanno indirettamente rallentato uno dei punti-cardine del programma elettorale.
Casini, sulle spiagge pugliesi, spinge per un Governo istituzionale: via Berlusconi, magari pure un rimpasto tra Destra e Sinistra per varare le auspicate, innovative riforme di cui il Paese necessiterebbe. Anche Casini, un tempo neppure tanto lontano, era stato fedele alleato di Berlusconi: oggi, come Fini, ha scelto di contrastarlo. Di Pietro, nel feudo di Montenero di Bisaccia, invita Napolitano a prendere coscienza della situazione, sciogliendo le urne, disarcionando il Governo, fissando la data delle prossime elezioni.
Mentre Rutelli, ex-leader del Partito Democratico, vorrebbe varare una coalizione articolata che possa (con successo) battere Berlusconi alle prossime elezioni. E Fini? Si candida per ottenere – dal responso delle urne – un 10% di consensi, togliendo sempre più credibilità al nemico Berlusconi. Sogni vagheggiati di alleanze ed argute strategie: la politica italiana assomiglia sempre più ad un puzzle.