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L'harem del sultano

Nello stesso giorno in cui venivano diffusi ampi stralci delle intercettazioni – decise dalla Procura di Milano – a carico delle centinaia di ragazze (tra cui una minorenne) che, come rappresentato, frequentavano la residenza di Arcore del Presidente del Consiglio, un soldato italiano veniva ucciso in Afghanistan e un altro restava ferito, rischiando la paralisi.

Le due notizie, sommate, hanno generato, per i tanti italiani che ancora amano questo Paese, un pugno allo stomaco: da una parte, in attesa del riscontro delle indagini giudiziarie, c’era un Presidente del Consiglio che, da un cellulare riservato, chiamava compulsivamente, anche alla fine di delicati incontri politici internazionali, decine di ragazze, programmando cene/festini nella sua residenza, o aspettando freneticamente di essere da loro richiamato, dall’altro la storia tristissima di ragazzi che, per un pugno di soldi, con un ideale di pace nel cuore, hanno visto infrangere la loro vita lontani da casa, uccisi da terroristi.

La solita Italia, insomma: quella che spende (dalle ultime stime sembra che il Premier, in pochi mesi, abbia corrisposto a queste disinvolte ragazze una cifra record di 2,5 milioni di euro, pagando loro gioielli, affitti e bollette), e quella che fatica ad arrivare alla fine del mese, risparmiando pure sui generi di prima necessità. Si sono ribellati il Presidente della Repubblica, il Vaticano, tutte le forze di opposizione. I giudici di Milano reclamavano un confronto col Premier, al fine di chiarire – se possibile – la sua posizione ma Berlusconi ha declinato l’invito, decidendo di non comparire, acuendo, in tal modo, i sospetti.

Pensate se questa storia torbida – incontri, sesso a pagamento, frequentazione di sedicenti “stelline” dello spettacolo, reclutate in mille modi dai pretoriani del Presidente – si fosse dilatata negli Stati Uniti. In Germania, in Francia. Oppure in Giappone dove, è notizia di pochi giorni fa, un conducente della metro, in un impeto di amor proprio, si è suicidato solo per essere giunto in una stazione con pochi secondi di ritardo.

Paesi in cui un uomo politico è al servizio della gente, quasi si specchia negli umori e nella vita dei connazionali che rappresenta. Berlusconi, più volte da quando ha riguadagnato la poltrona di Premier, è scivolato su autentiche bucce di banana, prigioniero dei suoi vizi, incapace di domarli.

Ciò che emerge dall’ascolto di queste intercettazioni è l’irreale confidenza tra queste ragazze – molte di loro prostitute di professione – e la massima carica del Governo. Cinquant’anni di differenza, in molti casi, tra loro e il Premier ma l’affresco era quello di una connivenza perniciosa, con le “escort” che giudicavano ferocemente Berlusconi ed i suoi vizi, sommergendolo di richieste di soldi e di capricci. Un Presidente schiavo delle sue debolezze, oggettivamente ricattabile, dunque inabile a guidare un Paese.

Eppure Berlusconi, nonostante l’Italia sia ormai lo zimbello del mondo per l’eco di questa storia, non molla, non si dimette, rinchiuso in un fortino e nel ricordo del suo harem.

 

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