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L'era Bersani

Ha vissuto l’esito dello spoglio delle primarie all’interno dell’augusto palazzo di Via di Santi Apostoli, piazza Venezia appena dietro l’angolo, dove vittorie e sconfitte del vecchio Ulivo si mescolarono. Pier Luigi Bersani, classe ’51, originario di un piccolo paese (Bettola) in provincia di Piacenza, figlio di un benzinaio: è lui il nuovo Segretario del Partito Democratico, la forza di opposizione piu’ marcata della politica italiana.

Ha capito sin dalle prime ore, dopo aver ricevuto i complimenti di Franceschini e Marino, i due rivali nella corsa alla poltrona di Segretario, le difficoltà del suo compito. Rutelli, uno dei Vice Premier all’epoca del primo Governo Prodi, ha subito ufficializzato il suo scisma: emigrerà nell’Udc, nel partito di Casini, portando presumibilmente con sé una ventina di deputati. Sancita la prima frattura: quando un partito si spacca, non riconoscendosi nella politica della base, non è un bel segno.

E poi la questione-morale, tanto per cominciare, mica da sottacere perché un elettore si conquista – oltre che con validi programmi – anche con la probità e il decoro dei comportamenti degli eletti. In tale contesto, le dimissioni dell’ex-Governatore della Regione Lazio, Marrazzo, appartenente al Partito Democratico, al culmine di una storia di sesso, trans e uso di cocaina, ha alzato pericolosamente l’asticella.

Non è finita: Bersani è stato eletto Segretario e le cronache hanno registrato l’arresto per corruzione dell’ex-Capogruppo del Partito Democratico al Comune di Firenze. Insomma, brutte pagine, risvolti malinconici: soprattutto cosi’ si allontana la gente dalla passione verso la politica e il proprio Paese. Eppure Bersani vuole ripartire dai tre milioni di italiani che, votando nei gazebo allestiti nelle piazze e nelle strade d’Italia, lo hanno scelto – nelle primarie – come nuovo vessillifero del PD.

Ora ecco il tempo delle scelte, una volta ammortizzata l’emozione per il nuovo incarico. Bersani scruta gli orizzonti, le Regionali di marzo primo scoglio o, se volete, prima verifica probante. Occorrerà scegliere le alleanze, valutare l’eventuale sinergia con L’Italia dei Valori di Di Pietro. Tornare a sinistra sarebbe un suicidio, tuona Veltroni, uno che il Partito Democratico fondò, indebolendo di fatto l’allora in carica Governo Prodi.

Bersani dovrà allora soppesare il ruolo delle varie anime del Partito, non cedendo ai venti delle famigerate “correnti”, che mai lavorano per l’unità, contribuendo al contrario a dividere. Formerà la schiera dei suoi fedelissimi, probabilmente offrirà la Presidenza del Partito a Rosy Bindi. E’ atteso al varco, Bersani, inutile negarlo.

I sondaggi, ad oggi, attestano il Partito ben al di sotto del trenta per cento. Servirebbe una scossa, una inversione di tendenza, una opposizione meno blanda ma ricca di contenuti e di programmi, soprattutto verso la salvaguardia del lavoro e degli stipendi. L’Italia è in ginocchio e Bersani lo sa.

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