L'anno che verrà
Sistemati in auto, in treno, in traghetto o in aereo, i dodici milioni di italiani che hanno lasciato le città per un Ferragosto di vacanza non hanno potuto fare a meno – scorrendo le pagine dei giornali, accendendo la tv o collegandosi a Internet – di pensare al 2013 come l'anno del riscatto. A maggior ragione hanno vagheggiato il 2013 come la stagione della riabilitazione i numerosissimi italiani che il Ferragosto hanno malinconicamente trascorso in città: perché questo è l'andazzo di questo Paese, la crisi economica sta attanagliando anche i ceti medi, quelli che una volta non avevano alcun problema a traslocare per venti e più giorni, non ricchi ma certo benestanti.
Cosa accadrà nel 2013? Ormai, con il bombardamento mediatico di questo agosto da tregenda, che ha quasi decretato il clamoroso "default" del Paese-Italia – alla stregua di quanto accaduto, mesi addietro, alla Grecia ed alla Spagna - anche i muri sembrano saperlo. Nell'anno che verrà lo spaventoso deficit pubblico che attanaglia attualmente l'Italia (1900 miliardi di euro, una sorta di voragine) dovrebbe essere azzerato, complice la manovra economica (la seconda in un mese) varata in fretta e furia dal Governo che zavorrerà i contributi agli enti locali, accorpando i comuni, cancellando alcune province, esigendo un "contributo di solidarietà" a chi guadagna dai 150.000 ai 180.000 euro all'anno.
Con questi auspici – il vagheggiato pareggio del bilancio, impresa mai riuscita a chi ha governato negli ultimi lustri – il Premier Berlusconi conta di presentarsi alla tornata elettorale del 2013 col sorriso sulle labbra, forte di un risultato, se conseguito, davvero significativo. Il Presidente del Consiglio – raccontano i bisbigli di Palazzo Grazioli – ha vissuto con comprensibile imbarazzo le ore antecedenti alla firma del decreto – per necessità ed urgenza – varato dal Governo e controfirmato da Napolitano: è dal '94, dalla stagione della sua proverbiale discesa in campo, che il Premier promette – senza però mantenere l'impegno – di abbassare la pressione fiscale sulle tasche degli italiani.
Anche stavolta, in uno dei mesi di agosto più difficili della storia della Repubblica, il titolo-Italia spazzato dall'onda anomala delle Borse e delle contrattazioni, Berlusconi ha dovuto cedere, avallando un'altra manovra economica da lacrime e sangue, ultimo tentativo per evitare il deragliamento del Paese, pressato dagli inviti della Banca Centrale Europea, di fatto "commissariato" dai padroni economici del vapore.
Il sogno di Berlusconi è ormai svelato: nel 2013 il suo Governo, presentandosi di nuovo agli elettori, vorrebbe esibire il vanto di aver finalmente pareggiato il bilancio statale, siglando, in qualche modo, una sorta di resurrezione. Forte di quel prestigio, il Premier – che ha sempre sostenuto di non volersi più candidare come Presidente del Consiglio per la prossima legislatura – potrebbe finalmente coronare l'ultima sua aspettativa: sedersi al Quirinale, alla scadenza del mandato di Napolitano.