L'aeroporto del futuro
In una calda mattina di agosto di cinquant’anni fa, a poche ore dall’inizio dei Giochi Olimpici, gli ultimi a misura d’uomo perché non oppressi dal potere dei media, delle tv e, soprattutto, degli sponsors, l’allora Ministro dei Lavori Pubblici, Togni, consegnò a Giulio Andreotti, appena diventato Ministro della Difesa, il nuovo aeroporto di Fiumicino.
Si concludeva così un lungo iter burocratico, iniziato quattordici anni prima quando – era il 1946 – si prospettò concretamente la necessità di sgravare il traffico aereo dell’aeroporto di Ciampino, primo scalo di Roma, fornendo alla Capitale un’altra, supplementare soluzione. L’anno successivo una Commissione interministeriale, appositamente istituita, giudicò i terreni di Fiumicino i più idonei per la costruzione della nuova struttura. I lavori durarono anni: la loro fine coincise con l’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Roma.
Suggestivo, allora, rievocare il cinquantenario della scalo di Roma: un lungo, romantico cordone ombelicale, dal 1960 al 2010, anni vissuti tra splendori, polemiche, in attesa di un rilancio che sembra davvero dietro l’angolo. Nel gennaio del ’61, con il completo trasferimento delle compagnie aeree, il “Leonardo da Vinci” entrò definitivamente in attività. A quei tempi, immagini in bianco e nero, la maggior parte dei passeggeri effettuava le operazioni di accettazione alla stazione Termini.
Da lì si raggiungeva in pullman il nuovo aeroporto tramite la vecchia ed angusta Via del Mare. L’apposita autostrada – che oggi collega l’Eur all’aeroporto – non era stata ancora realizzata e l’unica via che portava quasi dentro un aereo era proprio la Via del Mare, il naturale proseguimento della Via Ostiense. Affreschi di una Roma sparita, reduce dal boom economico degli anni ’50: si scorgevano le prime Cinquecento, i salari cominciavano a crescere. Come i palazzi, le zone residenziali.
Erano pure gli anni della “Dolce Vita” e l’aeroporto di Fiumicino sembrava doverne condensare il fascino. Qui atterrarono frequentemente Liz Taylor e Richard Burton, braccati dai fotografi. Col passare degli anni, come una signora affascinante, Fiumicino cominciava a subire le prime trasformazioni. Nel ’74 la nascita della società Aeroporti di Roma cominciò a gestire il controllo e lo sviluppo progressivo dello scalo.
Nel 2009 il “Leonardo da Vinci” ha registrato il transito di oltre trentatré milioni di passeggeri. Nei primi sei mesi dell’anno in corso sono già stati oltre sedici milioni i passeggeri che qui sono partiti o arrivati. Cifre importanti, se è vero che le proiezioni per il futuro delineano dati significativi: se Roma avrà assegnati i Giochi Olimpici del 2020, ad esempio, i passeggeri arriveranno a 55 milioni. Ecco allora un piano di investimento, con il progetto di costruire una nuova aerostazione di quasi un milione di metri quadrati, con cento nuove uscite d’imbarco. I cinquant’anni di Fiumicino sembrano davvero il prologo di un futuro radioso.