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Inter, regina con merito

Campionato atipico, segnato da assenze storiche (Juve) e pena­lizzazioni iniziali eccellenti, ma scudetto meritato. Mai verdetto in discussione, Inter troppo più forte delle altre. Già lo scorso settembre i nerazzurri avevano ipotecato lo scudetto numero quindici, quello poi arrivato la scorsa settimana, in un pomeriggio torrido, a Siena.

Vittorie a raffica, da subito, imprimendo al torneo i connotati della grande squadra e della grande impresa. Perché di questo, in fondo, si è trattato: vincere il campionato di serie A con cinque turni di anticipo equivale ad un trionfo senza macchia.

La fuga per la vittoria cominciò con l’estate ancora in atto, gli echi del Mondiale azzurro appena in bacheca, le polemiche post-Calciopoli che certo non potevano sopirsi. Da allora il cammino nerazzurro si è snodato col piglio dei predestinati: sempre in testa, guardando le rivali dall’alto in basso. Interpreti di valore, una difesa ermetica, attaccanti bravi a rendersi complementari, un allenatore (Mancini) abile nello smussare le problematiche di uno spogliatoio comunque composto da personalità di carattere: tutti hanno contribuito al bis tricolore.

Questione di mentalità, di determinazione, di carattere. Ciò che stupisce è il solco inflitto alla concorrenza: oceanico, roba da Guinness dei primati, vedrete, confrontando, il prossimo maggio, le graduatorie finali dei più importanti tornei continentali.

Scudetto sul campo, torneo condotto col carattere e la sapienza tattica della grande squadra. Verdetto in cassaforte sin dall’inizio, potenziali rivali alle prese con problematiche contigenti o strutturali. Milan zavorrato psicologicamente dall’handicap, Roma con poche alternative in panchina.

Lontane - e non ancora attrezzate nel lottare per il vertice - Fiorentina e Lazio, Palermo immaturo. Campionato irripetibile, strepitano i detrattori di Moratti e del mondo-Inter. Restano polemiche sterili perché il cammino nerazzurro è stato oggettivamente mostruoso. Una sola sconfitta, diciassette vittorie di fila messe assieme tra ottobre e febbraio.

Facce da scudetto in ogni angolo di campo. La calma del portiere Julio Cesar, i guizzi di Ibrahimovic, il potere fisico di Stankovic e Materazzi. Centrocampisti incursori, difensori eclettici: squadra senza coni d’ombra. Mancava la Juve, ovvio, ma l’Inter, negli scontri diretti, ha legittimato il suo dominio. Doppia vittoria nel derby, trionfi in trasferta contro Fiorentina. Roma, Palermo, Lazio. Superbamente Inter, per l’intero arco della stagione.

Trionfa l’Inter multinazionale, capace di schierare talvolta solo giocatori stranieri. Non è un problema per una tifoseria che torna ad esaltare il proprio senso di appartenenza. Moratti condensa il passato, il fascino, le vittorie del papà Angelo, a cavallo degli anni Sessanta.

Mancini e questa Inter dei record rappresentano, ora, il collante con il tempo che fu. Strapotere unico, la concorrenza relegata a presenza accessoria. Non è stata una semplice vittoria ma un vero, incredibile trionfo.

Giorgio Bicocchi

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