Incognite azzurre
In vista dell’inverno sudafricano, la Nazionale di Calcio si è acclimatata al Sestriere, sbarcando nella punta del Continente nero bardata di tute pesanti, maglioni e guanti. Dovrà difendere il titolo mondiale conquistato quattro anni fa: il cielo era azzurro, nel 2006, sopra Berlino, bastarono in fondo una partita e mezzo (la semifinale contro la Germania e il pari, poi tramutatosi in vittoria dal dischetto, contro la Francia) per cucirsi addosso il quarto titolo della storia.
In questo lasso di tempo, dal 2006 ad oggi, il processo di rifondazione del gruppo azzurro non sembra aver prodotto gli obiettivi auspicati. E’ mancato il ricambio generazionale, il cittì Lippi si è scontrato con l’oggettivo indebolimento del nostro pallone. Vero, l’Inter, a fine maggio, è salita in vetta all’Europa vincendo la Champions League, ma la Nazionale è discorso diverso, scontrandosi con la straripante esterofilia dei clubs nostrani.
Squadre infarcite di stranieri, giocatori giovani (italiani) talvolta abbandonati, relegati a presenze di complemento. In tutto ciò – delineando il gruppo di 23 giocatori che affronteranno nel girone eliminatorio Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, raggruppamento non temibile (sulla carta) e proprio per questo paradossalmente infido – Lippi ha rinunciato a priori alla classe di Cassano e Balotelli, calciatori estrosi, magari poco gestibili fuori dal campo, che avrebbero certamente dotato la manovra di genio ed imprevedibilità.
Fiducia, nel complesso, al gruppo che quattro anni fa si mise il mondo in tasca: dal portiere (Buffon), ad uno dei centrali difensivi (Cannavaro, ironia del destino ancora privo di contratto per la prossima stagione di club), al trio dei centrocampisti (Pirlo, De Rossi, Gattuso). Attacco da disegnare, la sensazione – anche ripen- sando alle scialbe prestazioni elargite nel girone di qualificazione ai Mondiali sudafricani – di un gruppo complessivamente inabile a difendere con successo il titolo.
Diciamolo tranquillamente: tutti, in Italia, firmerebbero oggi – col Mondiale che tra qualche ora comincerà – per il raggiungimento delle semifinali. Il risultato certificherebbe che il calcio italiano, a livello di Nazionale, è vivo, con una sua storia e un presente ricco di soddisfazioni. Nella realtà, invece, questo Club Italia sembra in regresso rispetto ad altre Nazionali: la Spagna è gruppo emergente, Campione d’Europa in carica. L’Argentina vuole cavalcare l’entusiasmo del cittì Maradona.
Il Brasile è sempre il Brasile, l’Inghilterra si specchierà nella sostanza di Fabio Capello. La Francia e la Germania sono sempre compagini rocciose. Insomma, ne dovremmo avere più di una mano migliori di noi, un po’ usurati, senza aver potuto varare il giusto ricambio ai senatori.
Aggiungete una Federazione inquieta (bocciata per l’organizzazione degli Europei 2016), un allenatore, Lippi, con la valigia in mano (sostituito dal 1° luglio prossimo da Prandelli). Non ci sono segnali confortanti, dunque, nonostante un Mondiale da detentori, da difendere – se possibile – con gli artigli.