Immobili cinesi
Quartiere Esquilino, centro storico di Roma. La stazione Termini a cinque minuti, da via Cavour si raggiunge direttamente il Colosseo. La zona, ormai, parla cinese: negozianti, commercianti di frutta e verdura. Non solo il commercio ma anche le abitazioni. Molti romani – rispetto a trattative lunghe ed estenuanti con potenziali acquirenti – hanno preferito cedere il loro immobile ad affaristi cinesi. Spesso non chiedono il mutuo alle banche: così facendo il venditore è sicuro di non attendere il lungo iter burocratico, incassando nel giro di poche settimane denaro cash.
A piazza Vittorio e dintorni – nel cuore dell’Esquilino – i cinesi aprono continuamente negozi o altre attività, rincasando nelle tante vie del rione: sono i nuovi proprietari di casa. Pagano in fretta, non fanno grandi storie, chiedono solo che l’imbile venga sgomberato in pochi giorni dal venditore. E – in questo periodo di larga recessione – dove possedere soldi liquidi sembra peculiarità solo degli affaristi, i negoziati durano pochissimo, conclu- dendosi, davanti al notaio, nello spazio di settimane. Non solo immobili di tre-quattro stanze, cento metri quadri o poco meno. A Milano, ad esempio, in cinesi hanno acquistato, stando alle ultime stime, interi palazzi del centro storico. Investono, presentano offerte irrinunciabili.
Nelle trattative il “capo” è sempre accompagnato da diversi assistenti: è con loro che la trattativa parte, si dipana, giungendo spessissimo a conclusione. Chi sono? Imprenditori di Shangai, Pechino, delle innumerevoli, ricche regioni della Cina. Proprietari di catene commerciali. Detentori dei mercati dell’energia. A Roma, il bacino immobiliare di diversi quartieri è dominato dai soldi dei negozianti. In Lombardia – soprattutto nella zona dei laghi, dove hanno acquistato ville da sogno i tycoon americani e diversi attori (tra questi Gorge Clooney) – ecco spuntare i capitalisti cinesi, retaggio dell’ultimo impero comunista.
Non è affatto un caso, allora, che mentre i mercati della vecchia Europa traballano, polverizzando ogni giorno, alla chiusura delle Borse, centinaia di milioni di euro, che la liquidità, il potere economico provenga dall’Asia e dalla Cina, in particolare. Raccontano, gli immobiliaristi della zona dei laghi, una delle più belle d’Italia, con scorci mozzafiato, che i cinesi hanno inesorabilmente scalzato i russi nella caccia (con successo) alla villa da venti stanze, installandosi in dimore lussuose. Sganciano decine di milioni di euro nel giro di poche settimane, fanno partire bonifici per acconti o saldi. Non sono come i russi, rumorosi, accompagnati magari da donne appariscenti.
Le delegazioni dei ricchi oligarchi cinesi sono affabili, riservate, decisamente poco chiassose. Decidono in fretta, osservano, prendono nota, spiazzando la concorrenza. Hanno acquistato anche castelli: quello ottocentesco di villa Baumann, vicino Varese, è stato ceduto ad un imprenditore di pistoni. Nuovo fenomeno: immobili cinesi. Comperati con soldi cash ed offerte davanti alle quali si capitola.