Il primo sindaco nero
Il primo sindaco nero d’Italia è il primo inquilino di Viggiù, cinquemila abitanti, il confine con la Svizzera ad un sospiro. Borgo sconosciuto o quasi di cui ora Sandy Cane, figlia di un militare Usa e di una viggiutese sfollata durante l’ultima guerra, diventerà sicuro vanto, al pari del sassofonista Papetti, dello scrittore Nove, degli scalpellini e di un altro paio di scultori famosi, tutti originari di questo autentico lembo d’Italia.
È diventata sindaco di Viggiù, Sandy, americana del Massachussets, doppio passaporto in tasca, la stessa pelle di Barack Obama (per cui ha votato nell’ultima tornata elettorale statunitense). La particolarità è che faceva parte delle liste della Lega, proprio il partito che spesso e volentieri non ha nascosto ideali xenofobi, l’Italia ai padani e tutto il resto è noia, sintetizzando i concetti.
Traduttrice dall’inglese di professione, direttrice di albergo in Valle d’Aosta durante la stagione invernale, a chi – nelle prime ora vissute sullo scranno più alto del Comune – le ha chiesto se si identificava appieno – lei, nera, primo sindaco di colore di un paese italiano – nelle ideologie della Lega, ha risposto in modo semplice, dichiarando candidamente di essere rimasta positivamente colpita dalla politica schietta di Bossi e dei suoi delfini.
“Erano messaggi destinati al cuore della gente. Proprio questo tipo di contenuti credo mi abbia fatto vincere”. Un po’ di numeri per colorare questo trionfo: Sandy Cane è diventata sindaco di Viggiù raggranellando ottocento preferenze su tremila aventi diritto al voto. Una percentuale del 30% di gradimento complessivo, trentotto voti di scarto inflitti al candidato rivale, appartenente ad una lista civica.
Sandy sa che il suo impegno – per tanti punti di vista – sarà ora monitorato da una lente di ingrandimento grande così. Primi propositi: ripulire Viuggiù, nell’accezione più vera del termine, paese piccolo ma estremamente sporco. E poi capire le esigenze degli anziani e dei giovani, sempre più protesi a emigrare nei Cantoni della Svizzera, obiettivamente più ricchi in cui, soprattutto, la richiesta di lavoro non è da sottacere. Italia, paese ancora difficile per un uomo o una donna di pelle scura.
Eppure Sandy, a chi – senza false ipocrisie – gli ha esternato il dubbio ha rivelato che solo una volta – in tanti anni di permanenza italiana – è stata presa di mira per l’essere nera. È accaduto in discoteca per colpa di un ubriaco e l’episodio non le ha lasciato malinconiche eredità. Ha indossato per la prima volta la fascia tricolore di sindaco il giorno del Corpus Domini, durante la canonica processione in paese.
Non è andata a Pontida, nella residenza di Umberto Bossi, per omaggiare il demiurgo della Lega. Assicura di non aver conosciuto militanti dalla camicia verde che inneggiavano a xenofobia o razzismo. Lei, Sandy, americana e italiana all’anagrafe. Primo sindaco nero d’Italia e con in tasca la tessera della Lega.