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Il presidente papà

Cosa ne sarebbe stato dell’Italia, in mezzo alla tormenta della congiuntura economica, aggredita dai mercati azionari, con il debito pubblico (quasi duemila miliardi di euro) in continuo aumento, senza il ruolo lungimirante di Giorgio Napolitano? Quale sarebbe stato il destino del nostro Paese, quasi alla stregua del default che ha cambiato la vita alla Grecia, se il Presidente della Repubblica non avesse temperato, con affermazioni lungimiranti, la situazione, ridonando un minimo di fiducia agli italiani impauriti dalla potenziale estinzione dei loro risparmi, azzannati dai riflessi delle Borse mondiali?

A ottantasei anni compiuti, con la saggezza del buon padre di famiglia, il Presidente della Repubblica, dal colle del Quirinale, ha gestito con acume l’ennesima crisi politica, con il Premier Berlusconi dimessosi e le forze politiche divise tra un futuro contraddistinto da un esecutivo tecnico o dal ricorso a nuove elezioni. Napolitano, classe ’25, da cinque anni in carica, ha mediato le posizioni, firmando in calce comunicati-stampa che hanno calmierato i mercati, restituendo credibilità al “Sistema Italia”.

A metà della scorsa settimana, i titoli di Stato erano in balia delle onde, presi a spinte dagli speculatori, i tassi di interesse schizzavano anche oltre l’8%: il che valeva dire – per coloro che avevano acquistato titoli per diecimila euro – possedere cedoline che assicuravano un guadagno di ottocento euro all’anno. Napolitano non ha aspettato la chiusura delle Borse per intervenire in modo autoritario e ha frenato l’emorragia, nominando, ad esempio, l’economista Mario Monti, Senatore a vita, l’uomo ideale per governare questa prossima traversata che si profila densa di problemi, ostacoli, date le misure stringenti richieste dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.

Mai, il Presidente Napolitano, ha smarrito la fiducia verso il suo Paese. Sul colle più nobile di Roma, ha osservato dall’alto il turbinio delle onde. Dovevano inevitabilmente passare le ore degli assalti degli speculatori con il Paese piegato dal deficit economico, in balia degli eventi. Evaporato il ventennio di Berlusconi, che aveva alzato bandiera bianca nell’impossibilità di governare la navicella, ormai sul punto di inabissarsi, Napolitano è diventato il baluardo per la riscossa, la rinascita, fornendo indirettamente a tutti gli italiani i motivi per un colpo di reni ed uno scatto d’orgoglio.

Primo Presidente della Repubblica a provenire dalle file dell’ex- Partito Comunista, già Presidente della Camera dei Deputati, una vita al servizio delle Istituzioni, Napolitano ha sempre condotto con sobrietà il suo ruolo di primo inquilino del Quirinale. La scorsa settimana, però, come solo gli uomini di grande spessore sanno fare, è salito in cattedra, respingendo i venti di crisi, difendendo l’euro e il ruolo dell’Italia all’interno dell’Europa. Sono bastati gesti ed esternazioni per scacciare l’incubo del fallimento. Così il Presidente-papà è definitivamente entrato nel cuore della gente.

 

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