Il mondo di Bossi
E’ inusuale che un Ministro della Repubblica offenda – come è accaduto – i connazionali di una città, nel caso in oggetto la Capitale, facente parte dello Stato che governa. L’antefatto: al termine di una cerimonia ludica Umberto Bossi, il leader della Lega nonché Ministro delle Riforme, ha ribattezzato, a proprio uso e consumo, l’acronimo di latiniana memoria “SPQR” (Senatus Populusque Romanus) in un malinconico “Sono Porci Questi Romani”.
Dopo due giorni Bossi si è scusato con la città, gli abitanti di Roma e pure gli amministratori che la governano (come il Sindaco Alemanno, facente parte, ironia del destino, della stessa coalizione di maggioranza): il Partito Democratico – constatato un atteggiamento nuovamente conciliante – ha ritirato da Montecitorio una mozione di sfiducia ai suoi danni, che avrebbe potuto accendere una nuova miccia in seno al Governo. Insomma, un polverone che si è andato a collocare, temporalmente, nei giorni in cui Berlusconi ha chiesto la fiducia a Camera e Senatori per la prosecuzione della legislatura.
Una caduta di stile, oggettivamente inutile: non è la prima volta, negli ultimi tempi, che Bossi, nel corso delle sue esternazioni, degeneri, costringendo poi a furiose marce indietro. Pure il figlio, intervenuto nella diatriba, ha difeso Roma, non più “ladrona”, pertanto, come tanti slogans leghisti vorrebbero da anni etichettare. Il mondo di Bossi, ultimamente, si snoda tra partecipazioni a feste leghiste, rigorosamente svoltesi di Padania.
Lui, il leader del Carroccio, classe ’41, si diverte a giocare a braccio di ferro con alcuni partecipanti, divertendosi poi a fare pernacchie o ad alzare il dito medio (anche questo è accaduto) per dileggiare rivali ed avversari politici. Una sorta di mina vagante, che si muove ormai senza uno spartito. Berlusconi, dopo la triste sortita su Roma e i suoi cittadini, ha dovuto difenderlo a spada tratta, spendendo ulteriori energie per ridargli credibilità.
Forse c’è da capire Bossi in alcuni suoi atteggiamenti decisamente al di sopra delle righe: tarda a realizzarsi il programma di governo della Lega, il federalismo ancora non si è appalesato. Il Nord chiede attenzioni, tutele per le tante piccole-medie aziende che, ogni giorno, rischiano di chiudere, spedendo sul lastrico centinaia di lavoratori. La Lega reclama, portando a Roma le istanze di tantissimi suoi elettori constatando però il ritardo dell’attuazione del programma elettorale 2008.
Ecco spiegato, forse (se si possono compiutamente decriptare alcuni atteggiamenti francamente indifendibili) il nervosismo di Bossi, la sua voglia di calarsi al servizio dei propri elettori, di farne sempre più parte, dicendo sì alla partecipazione a feste e sagre paesane, accodandosi agli slogans contro Roma, Fini e coloro che – secondo lui e gli adepti della Lega – zavorrano l’operato del Governo. Resta la constatazione di un linguaggio e di comportamenti non consoni per un Ministro della Repubblica.