Il fortino
Peggioreranno le prospettive di crescita dell’economia italiana: quest’anno il prodotto interno lordo salirà di un misero 0,7%, quasi mezzo punto in meno di quanto ci si attendeva nel maggio scorso. Con una previsione ancora più fosca nel 2013 quando il calo sarà ancora più accentuato. Stime devastanti, il Paese non cresce, non lievita mantenendo problemi strutturali gravissimi. Disoccupazione in aumento: al Sud due ragazzi su tre non lavorano. Latitano le prospettive, questo ormai è un Paese che non consente nemmeno più di sognare.
Non passa giorno che anche il Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non lanci grida di allarme. Senza più molta diplomazia: il Governo lasci, serve un nuovo impulso, un rinnovato slancio. Troppe tasse, le quattro manovre economiche contro la crisi imperante hanno ancor di più zavorrato le tasche degli italiani. Un isolamento preoccupante, anche internazionale: giornali e tv straniere schierate compatte contro il Presidente del Consiglio, rimarcando il suo coinvolgimento in inchieste giudiziose oggettivamente imbarazzanti.
Le Borse mondiali che perdono vagoni di milioni di euro, decine le imprese nostrane che abbassano per sempre la saracinesca. Berlusconi convocato sul colle del Quirinale dal Presidente della Repubblica, Napolitano, la consueta richiesta di diradare (se possibile) le nubi. “Onorevole Berlusconi, per la crescita cosa state preparando?” Napolitano, in queste ultime terribili settimane, un po’ per l’età, un po’ per la saggezza che incarna, sembra comportarsi alla stregua di un padre di famiglia, preoccupato per il futuro dei propri figli e dei propri nipoti. Berlusconi lancia promesse ma poi si rinchiude nel fortino di Palazzo Grazioli, la residenza a due passi da Piazza Venezia, circondato dagli esponenti di spicco del Popolo della Libertà e della Lega.
Il Governo scricchiola, perde consensi su tutti i versanti ma non molla. “Possiamo farcela, resteremo in sella fino al 2013, pronti a difenderci nelle elezioni politiche”, ripete, come un automa, il Premier a coloro che – anche dalle colonne dei giornali e dagli schermi delle tv tradizionalmente alleate – lo invitano ripetutamente a farsi da parte, in nome dell’Italia, al fine di recuperare credito a livello internazionale. Le immagini della Grecia che annaspa, degli stipendi ai dipendenti pubblici dimezzati, della gente che si accalca attorno alle bancarelle che vendono abiti ad un euro, è una istantanea ingombrante di queste giorni, in cui non c’è italiano che non si interroghi sul proprio futuro, sui debiti da assolvere, sulle bollette che crescono e sui mutui (variabili) che schizzano verso l’alto.
Le agenzie di “rating” peggiorano il quadro, declassando il paese-Italia, sommerso da un debito pubblico mostruoso. Servirebbe uno scatto rabbioso, convincendo i mercati – con proposte serie dedicate alle politiche del lavoro – che il Belpaese è pronto a mutare registro. Ma Berlusconi nicchia, inseguito dai giudici, sempre più lontano dalle istanze quotidiane della gente comune.