Subscribe  l History          Staff          About us          Contact us          Advertising         Links  

Visita l'Archivio 

Il fenomeno Dan

Dalla pratica per la pensione al ritorno in panchina. Non è un pivel- lo qualunque Dan Peterson, americano di Evanston, classe ’36 (“sono nato un anno dopo Elvis che è ancora di moda”, una delle sue frasi preferite), da un mese tornato a dirigere la squadra di basket di Milano, sponsorizzata Armani.

A settantacinque anni di nuovo a sbracciarsi in campo, ad urlare negli allenamenti: ecco un formidabile elisir per scacciare (o, meglio, ritardare) l’orologio del tempo. Quattro vittorie di fila, poi un mini- segmento negativo di due partite perse, dopo aver preso le redini del club, ma l’inversione di tendenza dell’Armani, dopo il ritorno di Dan Peterson in campo – ventiquattro anni dopo l’ultima volta – è stata marcata. Squadra oggi seconda in classifica, nuovo animo e rinnovati entusiasmi. Peterson è un italiano adottato: nel ’63 – a meno di trent’anni – cominciò ad affermarsi come coach nelle università americane di Michigan e Usna, mietendo vittorie pure nel Delaware.

Nel ’71 lasciò gli Stati Uniti per guidare la nazionale cilena di basket, conducendola al quarto posto nei Giochi del Sud America. Personaggio istrionico, capace di catturare le attenzioni con uno sguardo. In Italia è stato al tempo stesso allenatore di pallacanestro, giornalista, telecronista sportivo, attore, presentatore, testimonial. Una carica di energia, a tutte le latitudini, in ogni attività svolta.

Mollò presto gli Stati Uniti, mantenendo però un contatto costante con la madrepatria, scrivendo – o commentando dall’Italia per le pay tv – le immagini e il campionato NBA. Legatissimo a Chicago, sostenitore dei Bears (la squadra di football americano) e dei Cubs, gli eroi di baseball della città. “La mia fortuna è quella di avere sempre la pressione bassa, per questo mi chiamano nano ghiacciato”, un’altra delle sue massime preferite.

Come quella “mamma, butta la pasta, stiamo arrivando”, a corredo delle partite che commentava in tv, quando una gara era già orientata a livello di punteggio e la fine dell’incontro vicino. Ha seguito il suo istinto dopo che nel lontano 1987 aveva detto basta, dopo aver vinto scudetti a Bologna e a Milano, mettendosi in tasca pure una Coppa dei Campioni. Una sorta di “richiamo della foresta” lo ha convinto a rimettersi in gioco, nonostante l’età avanzata, settantacinque anni e non sentirli affatto.

Poteva starsene a casa, magari completando le pratiche per richiedere la pensione all’Enpals (gli servirebbero 20 anni di contributi, lui, Dan, ne detiene solo uno in meno), agitando il telecomando, contrattualizzato per spot televisivi o comparsate, eccellente interlocutore, sempre capace di arricchire la conversazione con aneddoti e contributi dialettici continui. Un super-motivatore, Dan, classe ’36, l’uomo che, scegliendo nuovamente di calcare il parquet, ha optato per combattere l’usura del tempo, mettendosi a capo di Milano, la squadra italiana del suo cuore, la città dove risiede e dove tutti – davvero tutti, senza distinzione – lo considerano un italiano acquisito.

 

English Sections

A Bit of History
T. Ghezzo
Italian American Scene
C. Curci
La Buona Tavola
Editorial Staff
Taste of Wine
F. Mangio
The Book Review
K. Scambray
The Italian Connection
M. Gloria
 

Rubriche Italiane

Dalla Sicilia, un'isola a tre punte T. Di Fresco
"Qui Roma, a voi USA"
G. Bicocchi
Speciale Sport
Redazione
 
Dal libro...
In Compagnia Siciliana
A. Brunetti


L'Italo Americano is a member of FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all'Estero) - COGITO (Consorzio Giornali Italiani Transoceanici) - Stampa Scalabriniana

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410

© Copyright 2003 L'Italo-Americano - All Rights Reserved

Powered by AB  

ô