Il cavaliere va in trincea
Scontro tra i poteri dello Stato: a questo ha portato la rabbiosa reazione del Premier Berlusconi, una volta appreso che il lodo-Alfano (il provvedimento che avrebbe sospeso i processi per le quattro, più alte cariche istituzionali fino alla durata della legislatura), era stato bollato dai giudici della Consulta come illegittimo e anti-costituzionale.
Prima conseguenza? Il Premier tornerà imputato in un paio di processi, con tutto ciò che ne consegue. Resta l’anomalia della situazione italiana: un Primo Ministro che, anziché dedicarsi alla “cosa pubblica”, sarà costretto a difendersi nelle aule di giustizia, senza con questo entrare nel merito dei procedimenti e degli iter processuali.
Facile immaginare – nei prossimi mesi – un acuirsi del conflitto tra maggioranza e opposizione, lui, il Premier, perennemente in prima pagina, osservato speciale anche all’estero perché l’Italia – nolente o volente – resta Paese che fa notizia.
Berlusconi, appena mezz’ora dopo il comunicato ufficiale, ha reagito in modo scomposto, attaccando duramente soprattutto il Presidente Napolitano, etichettandolo come uomo di sinistra, dunque suo rivale. Messa in dubbio l’imparzialità degli stessi giudici (“cinque di loro sono stati nominati da Napolitano, erano di sinistra…”) e dello stesso Capo dello Stato, difeso dal resto del Parlamento.
Sotto Palazzo Grazioli, la sua residenza romana, dieci minuti a piedi dal luogo dove quindici giudici avevano (ri)stabilito il principio dell’uguaglianza di qualunque cittadino italiano davanti alla legge, senza proroghe o concessioni, un nugolo di telecamere e taccuini ha atteso il Cavaliere-furente.
E Berlusconi, anche in questo frangente, non si è risparmiato. Livore contro i giudici, il presidente Napolitano, la stampa, le trasmissioni della tv. Un fiume in piena, al diavolo repliche diplomatiche: il Premier ha scavato la sua personale trincea, preparandosi allo scontro tra i poteri.
Il Presidente della Camera si è schierato al suo fianco: è l’alleato-principe del Cavaliere, il co-fondatore del Partito della Libertà, non poteva tradirlo in pubblico. Fini, però, dall’alto del suo scranno – la terza carica dello Stato – non ha potuto fare a meno di difendere Napolitano, il suo ruolo di garante della carta costituzionale, la sua funzione di custode del Paese.
Imperversavano le dichiarazioni dell’estrema sinistra – quella che in Parlamento, dopo le elezioni politiche del 2008, non ha trovato più spazio – di Di Pietro, ex- magistrato che, per anni, ha braccato nelle aule di tribunale l’imprenditore Berlusconi e il suo colosso mediatico. Evapora miseramente la tregua politica mentre tre milioni di italiani – stando alle ultime stime – muoiono praticamente di fame, dovendo vivere con soli duecentoventidue euro al mese.
Restano irrisolti i problemi del Paese mentre il Governatore della Banca d’Italia, Draghi, urla che la ripresa economica sarà lenta e fragile. Ecco il futuro: un Premier che tornerà imputato, togliendo comunque spazio, tempo e linfa alla soluzione di tanti nodi vitali.