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I viaggi verso la morte

Altri cadaveri sparsi in mare, da una parte le coste siciliane, dall’altro lato le spiagge africane. Anche questa estate è passata così, accatastando sui tavoli dell’obitorio decine di uomini, donne e bambini che resteranno senza un nome e senza una tomba.

L’ultimo, malinconico episodio nei giorni di Ferragosto: il solito rituale e la solita, macabra procedura. Le carrette del mare, quelle che salpano da chissà quale porto del Golfo Persico, imbarcano centinaia di disperati, in fuga da guerre civili, pulizie etniche e ribellioni. Banditi del mare che incassano decine di migliaia di euro offrendo solo un peschereccio lercio su cui viaggiare, per giorni e notti intere, magari senz’acqua e senza cibo.

I disperati, i reietti della società civile si affollano nelle stive, peggio ancora sui ponti di imbarcazioni provvisorie, aggredite dai flutti non appena in mare aperto. Accade allora che le capitanerie dei porti di Lampedusa o Pantelleria captino i segnali di Sos. Le ricognizioni di aerei dell’Aeronautica o degli elicotteri della Marina o dell’Esercito lanciano i primi segnali.

L’ultimo episodio a Ferragosto: navi della Marina maltese soccorrono una imbarcazione che quasi resta a galla per miracolo. Succede anche questo: ci sono Stati che ormai sono stufi di clandestini, della loro immigrazione, dei loro tentativi di inserimento nella società civile, senza delinquere, trovandosi un lavoro onesto, in regola e non sfruttati. Bene, in quella circostanza, anziché trainarli in un porto amico, la Marina maltese ha solo offerto rifornimenti e semplici ciambelle di salvataggio, quasi profetizzando il naufragio, puntualmente verificatosi qualche miglio più tardi.

I soccorsi italiani stavolta nulla hanno potuto, sballottolati, dall’alba al tramonto, nei pattugliamenti del mare. Hanno scoperto solo qualche giorno più tardi i corpi dei disperati, ovviamente annegati, gonfi d’acqua. Inutile cercare di dare loro un volto, una storia, un abbozzo di vita vissuta. E, qualche giorno più tardi, dopo l’ennesimo Ferragosto contraddistinto da morti silenziose e assurde, ecco il bis.

Disperato anch’esso: i ricognitori che, dall’alto, scorgono un relitto semi-affondato, ormai alla deriva. Poche, squallide travi di legno messe assieme, il motore in tilt, il peschereccio che imbarca acqua e si inclina. Accanto al relitto corpi ormai deformati dalla permanenza nel Mediterraneo più scuro e più cupo, le braccia allargate, autentici Cristi in croce. Radio e tg, ormai, relegano queste storie di morte negli scorci dei notiziari, vinti dall’assuefazione.

Carrette del mare senza speranza, che intraprendono viaggi estenuanti, sfruttando pochi disperati, alla ricerca del riscatto in terre lontane. Qualcuno arriva, sbarca, finendo nei centri di accoglienza, in attesa del rimpatrio. Altri, molti di più, muoiono in mare, senza un urlo, uno strepito, sommersi dal mare, confezionando l’addio a vite sprecate.

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