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I dimenticati

Cosa si nasconde dietro i cancelli degli ospedali psichiatrici? Si, proprio loro, gli ex-manicomi, terra di frontiera tra il reale e l’incubo. Una sorta di ergastolo bianco, per alcuni che qui sono ricoverati, perché essere malati di mente nel Terzo Millennio, per pura ignoranza, è ancora una ferita da nascondere alla società. Lenzuola sporche, muri graffiati. Muffa un po’ dappertutto, i bagni ridotti a letamai putridi.

I materassi accatastati, i rimasugli di cibo sparsi qua e là. E poi i protagonisti di queste vite infami lasciati spesso senza cure, in condizioni disagiate o, se preferite, disumane. Non sono istantanee che provengono da angoli poverissimi del sudamerica o dell’Africa centrale o di lembi d’Europa senza background. Un video e un resoconto curato dalla Commissione d’Inchiesta del Senato sull’efficacia ed efficienza del Servizio Sanitario nazionale ha alzato il livello d’attenzione (o di commiserazione?) sul fenomeno.

Monitorati sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani: in alcuni, oltre ad autori di crimini macabri, c’è pure gente “colpevole” di aver spaventato i bambini a scuola, trent’anni fa, oppure di essersi travestito da donna. Non sono mai stati richiesti dai parenti, dalle famiglie e senza qualcuno che li accolga diventa impossibile aprire loro il cancello d’uscita, riconsegnandoli alla vita civile. Così, dall’indagine condotta negli ospedali di Barcellona, Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere emerge un quadro di estrema negatività: non ci sono differenze palpabili tra queste strutture e gli ex-manicomi, che pure avrebbero dovuto evaporare, anche nel semplice pensiero.

Da questi ospedali, oggi, si rischia concretamente di non uscire più. Le immagini e le ricostruzioni rappresentate, narrano di una realtà in cui, oltre all’igiene complessiva, vengono meno persino le terapie mediche, le più elementari risorse di cui dovrebbero usufruire i malati. Già, perché i medici di queste strutture sono presenti solo quattro ore a settimane, dovendosi prendere cura (a parole) di oltre 400 persone. E poi il contesto: stanze da quattro in cui convivono nove internati, spesso adagiati – per motivi di spazio – in letti a castello (che pure dovrebbero essere proibiti in un ospedale).

Ogni malato ha diritto di vivere in tre metri quadrati: una scudisciata in faccia ai più elementari dettami della Carta Costituzionale. La Commissione vorrebbe adesso chiudere almeno tre dei sei ospedali esaminati. Fioccano eventi e situazioni che acuiscono i disagi: un internato di Montelupo Fiorentino è recentemente morto per aver inalato del gas, ad Aversa due agenti di polizia penitenziaria sono stati arrestati per aver abusato di un malato transessuale. Occorrerebbero fondi per individuare nuove strutture, da destinare al reale trattamento terapeutico di chi ha commesso reati per via di una mente malata.

Anche qui l’Italia di oggi si scontra con l’atavica assenza di un programma e di un budget economico per alimentarlo.

 

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