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Hotel Flora, fascino e mistero

Un onorevole della Repubblica che confessa di aver trascorso una notte con due “squillo” nella suite di un albergo a cinque stelle di Via Veneto: inevitabile il teatrino di commenti, salaci e meno, riversati nel Transatlantico di Montecitorio e non solo. Una delle due prostitute ha confessato che nella stanza d’albergo c’era pure cocaina: indagine partita, sviluppi attesi nelle prossime settimane.

Cosimo Mele, 50enne imprenditore brindisino, sposato con tre figli e uno in arrivo, al primo mandato elettorale, una storia di tangenti (e di carcere) alle spalle, condito da gioco d’azzardo a Montecarlo, deputato dell’UDC, dunque il partito che, più degli altri, difende l’identità della famiglia. Non è questo il racconto di cui vogliamo mettervi al corrente.

Riguarda invece il teatro dell’incontro amoroso a pagamento, l’hotel Flora, luogo simbolo della “dolce vita” capitolina che fu. Un book zeppo di nomi illustri: era l’albergo di Mastroianni e della Ekberg. Misteri, fascino, trame oscure: l’hotel Flora racchiude tante storie italiane. Era qui che Moravia, col taccuino perennemente in mano, era solito intervistare gli attori e le attrici che transitavano per il centro di Roma, impegnati in un set o nella ricerca di un copione cinematografico.

Fellini, la testa ciondolante, vi trascorreva interi pomeriggi, accanto a fidati collaboratori. Qui alloggiavano Richard Burton e Liz Taylor: sarebbe gustoso interpellare le cameriere dell’epoca per farsi narrare solenni bevute o fragorose litigate. Qui dormì Cassius Clay ma pure il miliardario Paul Getty.
L’hotel Flora condensa parte della storia (frivola e non) di Roma: il deputato Mele (che per lo scandalo si è dimesso dall’UDC ma non dal Parlamento) non poteva scegliere luogo migliore per guadagnare l’involontaria vetrina.

Venne costruito nel 1905 dalla famiglia Borghese e subito rivenduto. Due anni più tardi nacque la Pensione Flora. L’albergo fu testimone anche di eventi drammatici: in tempo di guerra l’edificio venne pure reclutato dalla Gestapo. I saloni, allora, erano un ritrovo permanente di spie, delatori, collaboratori. Qui venne anche condotto Luchino Visconti, dopo essere stato arrestato.

Dopo la fine della guerra i lavori di ristrutturazione lo elessero Grand Hotel, le luci di via Veneto ad abbellirne le stanze e i corridoi. Quasi trent’anni fa una bomba piazzata sotto il suo letto uccise il numero quattro dell’OLP. Della morte violenta vennero accusati i servizi segreti israeliani. Misteri fitti, alcuni svelati, altri no. Il pentito di mafia Buscetta rivelò di aver salutato all’hotel Flora l’europarlamentare Salvo Lima: era l’episodio che – all’epoca – confermò le strettissime aderenze tra mafia e politica.

La vecchia pensione non è più tale, essendo ormai entrata nella rete Marriott. Resta sempre un luogo di incontri e di fascino: come i risvolti della storia di Cosimo Mele e delle due “squillo” a suo carico hanno testimoniato.

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