GOVERNO VIENE CONTESTATO, E IL CAVALIERE RECUPERA

Berlusconi arringa le folle, obiettivo dichiarato il Governo Prodi e le oggettive difficoltà dell’Esecutivo. Maggioranza in piedi per un pugno di voti, l’approvazione della Legge Finanziaria che incombe, il disagio di molti elettori della sinistra perché, da aprile, mese del cambio di vertice a Palazzo Chigi, in pochi hanno intravisto cambiamenti radicali. L’Italia annaspa, non recupera credito, a livello internazionale. Stipendi risibili, contratti da rinnovare, per tante categorie.

L’inflazione è sempre zavorra ingombrante, la Finanziaria sembra accrescere le tasse e non diminuire gli sprechi. Il Governo promette emendamenti alla Legge: insomma, una rivisitazione in corsa, magari per non togliere eccessivi fondi agli Enti Locali (Comuni, Province, Regioni) che sono prontamente insorti perché – senza il conforto di Roma – grandi e piccole città annegherebbero nei problemi perenni.

Berlusconi conta di portare in piazza, a Roma, il prossimo 2 dicembre, un milione di persone. Contarsi, dare un segnale, accrescere il senso di appartenenza della Casa della Libertà, accusare manifestamente Prodi e il suo Governo di non aver rispettato le promesse elettorali, più lavoro, più sgravi fiscali alle imprese, meno tasse. Fini incalza: per Alleanza Nazionale sarà la stessa coalizione del centro-sinistra a contestare il proprio leader, magari disarcionandolo.

L’iter della approvazione (o meno) della Finanziaria è il grosso nodo invernale del Paese: il dibattito comincerà alla Camera, spostandosi poi al Senato per la definitiva consacrazione. Fosse bocciato, Prodi si troverebbe costretto a dimettersi, bocciato. Elezioni anticipate: anche i leaders dei piccoli partiti della sinistra hanno già affrescato il futuro italiano. Improbabile il ricorso ad un Governo dalle larghe coalizioni, una intesa sinistra-destra, sul modello tedesco, in nome del Paese, affrontando assieme il tema della riforme. Un Esecutivo in cui si affollerebbero ministri di destra e di sinistra, ipotesi già bocciata da Bertinotti, secondo il quale un simile epilogo, un ibrido senza entusiasmo, tradirebbe gli ideali degli elettori.

Nell’epoca mediatica dei sondaggi colpisce, allora, che quattro elettori su dieci, a sei mesi dalle ultime elezioni, cambierebbero oggi il proprio voto, dando nuovamente fiducia alla Casa delle Libertà e al suo leader Berlusconi. Il Cavaliere agita le folle, si confronta con la Lega e con Alleanza Nazionale, ricucendo il rapporto con Casini e con le frange dell’UDC. Prodi avverte il disagio, difende la Legge Finanziaria mentre molti iscritti dei DS si sentono traditi dall’essenza dei primi provvedimenti (come l’indulto) adottati dall’Esecutivo. Forse c’è stato un difetto di comunicazione, sentenzia in tv il portavoce del Presidente del Consiglio, le nostre prime decisioni non sono state sufficientemente spiegate all’opinione pubblica. Ma intanto sulla Finanziaria il Governo rischia seriamente di cadere.

Giorgio Bicocchi

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