Favola di cartapesta
Era abituato ad una vita di nababbo. Prima colazione al Four Seasons, il pranzo da Cipriani, una cena romantica – assieme alla fidanzata, l’attrice Anne Hathaway (la co-protagonista del divertente film “Il diavolo veste Prada”) – al Nobu.
Luoghi storici di Manhattan, in cui Raffaello Follieri, di professione faccendiere, ben si districava. Una favola di cartapesta, la sua, prontamente smascherata – prima dell’estate – da indagini federali. Qualche giorno fa ecco la fine di una vita condotta al di sopra delle proprie possibilità perché contraddistinta dalle truffe e dalle bugie.
Follieri, trentenne di San Giovanni Rotondo, sbarcato anni fa a New York senza un profilo professionale accattivante, neppure un po’ di inglese da esibire, è stato condannato a oltre quattro di anni di carcere per frode. Davanti al tribunale – senza remore – si è dichiarato “guilty”, colpevole, ritrovandosi d’incanto dai locali più esclusivi della metropoli alla mensa del Metropolitan Correction Center di New York.
Grazie a travestimenti, fingendosi direttore finanziario del Vaticano – grazie alla provenienza italiana – aveva convinto una serie di (sprovveduti) miliardari americani ad affidargli linee di credito da centinaia di migliaia di dollari. Ricordate il film di Totò in cui il grande attore finge di vendere la fontana di Trevi ad un turista americano? Con un po’ di immaginazione questa storia assomiglia al copione di quella fortunata e divertente pellicola in bianco e nero.
Un plenipotenziario del Vaticano a New York: Follieri aveva escogitato un piano diabolico. Un modello di business semplice: cercare e convincere investitori miliardari a cui offrire la compartecipazione in società che avrebbero acquisito a prezzi di favore proprietà americane della Chiesa. Grazie a bonifici continui per attività che mai avrebbe svolto, la vita di Follieri – in modo fraudolento – era cambiata.
Aveva affittato un attico sull’Olimpic Tower, a New York, spendendo trentasettemila dollari al mese. Aveva assoldato guardie del corpo, dilatando l’immagine (fasulla) di uomo di successo. Non badava a spese: per la città girava all’interno di un’auto coi vetri blindati, rigorosamente condotta da un autista.
Indagini sofisticate hanno consentito di scoprire il suo tenore di vita, reso possibile dalle elargizioni di sprovveduti miliardari, ingannati con un business (la vendita di immobili pontifici) che mai si sarebbe realizzata: Follieri, figlio unico di un avvocato (finito, anni fa, anche lui in galera) di San Giovanni Rotondo, pugliese senza arte né parte, spendeva sessantamila dollari all’anno per le pulizie, quasi quarantamila per i pasti.
Per festeggiare il Capodanno del 2006 nella Repubblica Dominicana aveva affittato un jet privato da centodiecimila dollari. Il legame affettivo con l’attrice Anne Hathaway gli aveva aperto le porte pure del jet-set. Fino al capolinea della storia: ora Follieri, fantasioso faccendiere, è in prigione. Giudicato e condannato da reo confesso.