Fantasmi per Veltroni
Troppi spifferi e bisbigli in questo inizio d’anno: in politica – come talvolta nella vita – il vento cambia in modo repentino. È quello che annota il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni. Innanzitutto ecco la spada dei sondaggi, lo strumento che non piace solo al Premier Berlusconi.
Bene, gli ultimi riscontri numerici del Partito Democratico sono impietosi: registrano un marcato calo di consensi degli elettori. Veltroni sarebbe passato dal trentadue per cento di consensi (dato raccolto nelle elezioni politiche dello scorso aprile) all’esigua asticella del venticinque.
Gradimento in caduta libera: possibile allora che il Partito Democratico stia davvero per implodere, vinto da correnti interne, voglia di emigrare, desiderio di cambiare guida politica? Possibile che il progetto – vagheggiato da Veltroni – di un partito a vocazione maggioritaria, in grado di far fronte alle riforme e di diventare punto di riferimento politico ed ideologico di milioni di italiani, stia lentamente – ma ineluttabilmente – evaporando? Eppure sensazioni (e comportamenti) diffuse questo indicherebbero.
Rutelli, ad esempio, è tornato a flirtare con Casini, leader dell’UDC, anch’esso all’opposizione dopo essere stato partner prediletto di Berlusconi, Fini e Bossi nelle ultime due tornate elettorali vinte. Rutelli non fa mistero dei disagi che si anniderebbero nelle pieghe del partito. Una strategia politica che non fa breccia, puntualmente evidenziata dai sondaggi, vere e proprie calamite delle vicende politiche italiane degli ultimi quindici anni.
E così sembrerebbe realistico, nell’imminenza delle elezioni europee di inizio giugno, uno scisma, con un consistente segmento del Partito Democratico – quello composto da diversi deputati provenienti dalla vecchia Margherita, la composizione politica da cui lo stesso Rutelli proviene – che fuoriesce per unirsi all’UDC di Casini, in testa l’idea di un “grande Centro”.
Non basta, altri fantasmi agitano le giornate di Veltroni. Anche gli ulivisti, il gruppo vicino a Prodi, agitano la bandiera della contestazione interna: si sono riorganizzati, propugnando un cambio al vertice del Partito, magari sostituendo Veltroni col governatore uscente della Sardegna, Soru. Un nuovo segretario, insomma, che condensi nuovo entusiasmo.
Un nome nuovo, per alimentare un rinnovato afflato con la base del partito. Non è finita: la spaccatura di Rifondazione Comunista, clamorosamente bocciata alle scorse elezioni, potrebbe portare una frangia del movimento ad unirsi con alcuni esponenti del PD. Forze di sinistra che si rialleano, quindi: una bocciatura per Veltroni che, all’inizio del suo mandato, aveva platealmente scommesso sull’autosufficienza elettorale della sua creatura.
Evidente che, in questo scenario, saranno fondamentali i consensi delle prossime elezioni europee: all’interno del PD c’è già chi prevede un autentico flop, con molti voti che confluirebbero a Di Pietro, considerato sempre più possibile anti-Berlusconi.