EMIGRANTI
IN FESTA, IL PALERMO C’È
Il
progetto-Palermo cresce e si dilata. Chiedeva il quarto posto e la conseguente
partecipazione alla prossima edizione della Champions League, il presidente
Zamparini. E la squadra rosanero, rinforzata in tutti i reparti, si
candida con autorevolezza ad un ruolo di prim’attrice. Orfana
della Juve, retrocessa a tavolino, con importanti bacini di utenza come
Fiorentina e Lazio relegate nelle posizioni di retrovia per via di penalizzazioni
pesantissime, la nuova serie A di calcio cerca nuovi interpreti e storie
inedite alle quali affezionarsi.
Il
Palermo che vince e che scala la classifica rende festanti milioni di
siciliani, sparsi sullo Stivale e anche all’estero. Le immagini
dei locali di New York – sciarpe e bandiere rosanero al vento
– sono entrate nelle case degli italiani, puntualmente riversate
dalla tv. Stesse manifestazioni in Australia, dove la colonia palermitana
è folta e colorita.
La
sensazione è che il Palermo appollaiato sui gradini nobili della
serie A non sarà una chimera. Squadra ben costruita, un tecnico
sapiente (Guidolin) che fa giocare la squadra corta, compatta, inaridendo
le fonti del gioco avversario. Difesa elastica in cui troneggia un campione
del mondo (Barzagli), un portiere giovane ma pieno di virtù (Agliardi),
due ali capaci di ribaltare il fronte del gioco con una accelerazione
(Diana e Bresciano), attaccanti rapidi, sguscianti, che beneficiano
degli spazi e dei movimenti dei centrocampisti-incursori per colpire.
Un
regista (Corini) immarcescibile al passare degli anni: è lui
a condensare – come ogni play-maker che si rispetti – gli
umori e le speranze di un gruppo intero. Zamparini, l’impreditore
che (lombardo di nascita) ha scelto l’estremo Sud per cullare
un sogno, ha progressivamente dipanato un progetto senza crepe. Ha annualmente
rinforzato la squadra, inserendo – in un telaio funzionale –
giovani promesse oppure giocatori esperti. Il risultato è davanti
agli occhi di tutti: più che il Catania o il Messina –
che pure giocano con dignità in serie A – è il Palermo
a dover essere considerato l’attuale scrigno dell’isola.
Questione
di prospettive, di obiettivi. C’è una squadra che gioca
a pallone, che gioca e che vince e una società forte, propositiva,
piena di idee, forte sul mercato, florida nel bilancio.
Il
nuovo Palermo, quello plasmato da Zamparini, l’imprenditore (possiede
una catena di supermercati) venuto dal Nord per esaltare il Sud, agisce
sul marketing, firma lucrosi contratti di sponsorizzazione. Ha in animo
di girare il mondo – incassando lucrosi "cachet" –
per abbracciare, magari in Usa, in Australia o in Oriente, tifosi vecchi
e nuovi, che hanno da bambini il rosanero nel cuore o che, da pochi
anni, si sono affezionati a Corini, Barzagli e Zaccardo.
È la favola di una intera città, in A non solo per partecipare.
Magari per lo scudetto non sarà questione di mesi perché
Inter, Milan e Roma possiedono virtù ancora superiori ma il progetto-Palermo
è lì, anno dopo anno, che lievita e si fa grande.
Giorgio
Bicocchi