Elezioni: a casa molti nomi eccelenti
Prima considerazione post-elezioni: in attesa del varo della nuova legge elettorale sono stati gli stessi italiani ad anticipare i tempi, escludendo clamorosamente da Montecitorio i partiti minori, cavalcando l’idea del bipartitismo, due sole coalizioni (il Pdl e il Pd) a sfidarsi, da qui alle prossime legislature.
Il terremoto politico (quattro soli partiti rappresentati alla Camera: Pdl, Pd, Lega, Udc) porta con sé un’altra conseguenza: scompare la sinistra radicale, che non acciuffa neppure un seggio alla Camera e al Senato, riciclata, ormai, a forza extraparlamentare, chiamata ad una profonda riflessione sul suo ruolo futuro, sulle sue aspirazioni politiche, sulla sua incapacità (almeno in questa tornata elettorale) a condensare le attese della gente.
Fioccano i bocciati eccellenti, ex-presidenti della Camera dei Deputati o ex-ministri ai quali Camera e Senato saranno d’ora in poi vietati. Non più deputati o senatori ma semplici cittadini perché non eletti, stante la deflagrazione del sistema politico italiano. Addio al Parlamento, allora, per Fausto Bertinotti che dopo aver rivestito la terza carica dello Stato (Presidente della Camera) è stato tagliato fuori due volte: come leader della Sinistra Arcobaleno e come segretario del Prc.
La ghigliottina, provocata dalla soglia di sbarramento (4% alla Camera, 8% al Senato), ha inevitabilmente prodotto addii eccellenti alla vita politica. Oliviero Diliberto la sua scelta l’aveva già ufficializzata, decidendo di lasciare un seggio ad un operaio, Ciro Argentino, che però, alla luce del risultato, non approderà a Montecitorio, rendendo vano il sacrificio dell’esponente comunista.
Stesso destino per l’ex-ministro dell’Ambiente del Governo Prodi, Pecoraro Scanio, inevitabilmente coinvolto nel flop campano, il nodo-immondizia tragicamente ancora vivo ed opprimente. Cade anche Fabio Mussi, pure lui, col Professor Prodi, titolare del dicastero dell’Università e della Ricerca. Lo strappo prodotto da Veltroni, che, tre mesi fa, decise di far correre il Partito Democratico da solo, senza il sostegno (eventuale) dei Verdi e dell’ex-Rifondazione, genera uno scossone violento e postumo, a casa un mucchio di volti e nomi storici della Repubblica.
Bocciatura solenne per l’ottantenne Ciriaco De Mita, ex-segretario della Democrazia Cristiana ed ex-presidente del Consiglio. Silurati anche Borselli, leader e candidato premier del Partito Socialista. Cade anche la Destra, col trio Santanchè-Storace-Buontempo. Non varcheranno Montecitorio neppure Bordon e Manzione che avevano mollato strada facendo la coalizione di Romano Prodi, mettendo più volte il vecchio Governo, senza la loro fiducia, sulla graticola.
Nessun candidato della Sinistra Arcobaleno a Montecitorio: la sconfitta di una parte della tradizione italiana. Avviata una fase nuova della politica italiana: una sorta di “americanizzazione” della politica, due sole (e grandi) coalizioni a plasmare il futuro del Paese.