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Egemonia Inter

Prima a Natale, probabilmente con un numero di punti superiore agli attuali (sei) per via di un calendario oggettivamente più abbordabile rispetto a quello che attende le rivali dirette, Juve e Milan, da qui alle prossime due giornate.

Cavalcata-Inter, allora, un primato al momento inattaccabile. Sintetizzando: il quarto scudetto di fila non è utopia ma obiettivo decisamente concreto semplicemente perché la formazione nerazzurra si sta rivelando la più forte, completa e opulenta – a livello di opzioni – del resto del campionato.

Facendo due conti, Mourinho rischia seriamente di virare, alla fine del girone di andata, a quota 48: una somma altissima di punti, mezzo scudetto in tasca perché la proiezione finale sarebbe inavvicinabile per Milan e Juve, alla luce del cammino sostenuto. Ironia del destino: sta praticamente orientando a proprio favore l’ennesimo torneo l’Inter che volle e costruì il precedente allenatore, Mancini.

Il tecnico attuale, il portoghese Mourinho, l’uomo ricoperto d’oro dagli sponsors per il suo indiscutibile carisma ed appeal, nel vecchio e collaudato telaio del precedente allenatore, ha inserito solo Muntari, unico nuovo titolare. Per gli altri dieci-undicesimi ecco l’Inter che, negli anni scorsi, volò in testa al torneo in autunno per restarci fino a maggio, il tempo di cucirsi sul petto tricolori a raffica.

Segno che, negli anni passati, furono felici e lungimiranti gli investimenti economici (ingenti) sostenuti: da quella spina dorsale (Ibrahimovic, Maicon, Maxwell, Samuel, Cambiasso) è nata e si è dipanata una squadra luccicante in Italia, che perde pochissime gare, imbattibile in quella corsa a tappe che è il campionato.

Certo, la reale differenza tra Mancini e Mourinho andrà soppesata nell’avventura di Champions: in fondo uno dei motivi per cui Moratti scelse l’avvicendamento, decidendo, in sostanza, di pagare due allenatori (stante il mancato accordo per la liquidazione del vecchio allenatore) pur di provare – in Europa – ad invertire la tendenza, Inter mai in finale nella competizione internazionale più affascinante e remunerativa (oltre cinquanta milioni di euro per chi la vince, ogni anno).

Inter solida, cinica: sembra tramutare ogni gara in un allenamento con la forza muscolare, l’organizzazione tattica, un calcio semplice e redditizio. Il segreto ormai è nella difesa: là dietro non passa più uno spillo. L’apprendistato di Mourinho alla Pinetina è durato un paio di mesi, quelli nei quali, ad esempio, l’Inter ha collezionato i pareggi con le genovesi e lo schiaffo nel derby.

Cartello dei lavori in corso affisso per più partite. Poi, dall’inizio di novembre, ecco il cambio di marcia. Devastante per le rivali: ora i meccanismi della squadra funzionano come un orologio svizzero. Prima a Natale, regina di ferro. Non solo: il prossimo calendario, a cavallo del nuovo anno, sembra per l’Inter un formidabile trampolino di lancio.

C’è la possibilità, insomma, non solo di essere prima alla sosta natalizia ma addirittura di aumentare il solco su Juve e Milan. Inter, prove di quarto scudetto.

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