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Divorzi e spese legali record

È il business del momento: prendete uno studio legale, un pool o un avvocato singolo. Aggiungete l’oggetto del contendere: un marito e una moglie che non si comprendono più, che litigano e vogliono rifarsi una vita.

Con un altro, con un’altra, oppure semplicemente dando un taglio alla vecchia esistenza, contraddistinta da veleni, astii, rimbrotti, accuse e polemiche continue. Il business del 2008 e anni futuri si consuma nelle aule dei Tribunali civili e investe la grandissima quantità di divorzi. Già perché i numeri – in questa particolare branca – non mentono: nel 2006, ad esempio, in Italia sono stati registrati venticinquemila divorzi.

Un dato-record, che sancisce la crisi della coppia italiana. Le proporzioni e i riscontri sugli anni precedenti confermano il disagio: dal 2005 al 2006, tanto per fotografare ulteriormente la situazione, i divorzi sono aumentati tanto quanto negli ultimi dieci anni. Una impennata fragorosa: bizzarro davvero per un Paese che non si spaccia come laico ma profondamente (a parole, stando ai dati) cattolico. Semplificando: quindicimila in più contro i ventimila del decennio precedente.

Erano ventisettemila le cause incardinate nel ’95: sono arrivate a quarantasettemila dieci anni dopo. Non è finita, macchè, perché nel 2006 in Italia i divorzi hanno oltrepassato la soglia dei sessantamila. Gongolano gli avvocati, i consulenti matrimoniali, i detectives, i periti.

Perché – come si sa – un divorzio può essere consensuale e non dare adito a spese accessorie (che poi complementari tanto non sono, comunque sempre a tre zeri) oppure sfociare in una battaglia legale infinita, roba da “Guerra dei Roses” o “Kramer contro Kramer” se in mezzo, complicando notevolmente il distacco, c’è pure l’affidamento di uno o più figli minori. A quanto ammonta il business attuale delle spese legali? È un giro di affari che ogni anno fattura dai cinquecento al miliardo di euro. Cifra più, cifra meno.

Comunque sempre parecchio. Nel 2006 – riferiscono i dati del Ministero della Giustizia – i divorzi giudiziali sono stati la metà di quelli congiunti. In questo caso aggiungete la proverbiale lentezza nell’amministrazione della giustizia italiana: ci vogliono 670 giorni di media per concludere un divorzio giudiziale. Ci sono poi i picchi che dipendono dal tempismo dei vari Tribunali: sono stati registrati casi (terribili) in cui l’iter del divorzio giudiziale ha oltrepassato i dieci anni. Come dire che uno dei due coniugi – stando così le cose – è stato impossibilitato a rifarsi (legalmente) una vita.

In Italia le parcelle degli avvocati si gonfiano a dismisura. Un divorzio congiunto può variare dai tremila ai diecimila euro. Per una causa giudiziale non esiste un tariffario base, entrando nelle varie fasi della controversia varie incognite: dall’assistenza legale giornaliera – per via di botte o insulti – all’accompagnamento in ospedale o pronto soccorso. Più il divorzio è violento e rissoso più gli avvocati incassano. Come sanno bene, da due anni, gli italiani.

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