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Disoccupati, nuova ondata

Proseguono i saldi, ovvero come comprare un abito, un elettrodomestico, un paio di scarpe con il settanta per cento in meno di quanto si poteva spendere prima di Natale. I negozi – alla luce della crisi imperante – dovrebbero brulicare di possibili acquirenti ed invece le file sono ordinate e per nulla stressanti. Significa che ormai, oltre che sul voluttuario, si fa economia pure sulle necessità. Ecco perché non passa mese che decine di esercizi commerciali abbassino per sempre la saracinesca. Si chiude, si fallisce, amen.

Quanti saranno i disoccupati del nuovo anno? Proiezioni terribili, su ogni versante: si stima che alla fine del 2012 i nuovi senza lavoro saranno oltre ottocentomila. Un esercito, che comprenderà uomini e donne di qualsiasi fascia d’età. Non c’è settore che si salvi, che possa sventolare bilanci in attivo. Tutti sulla graticola, con centinaia di migliaia di operai (ma pure funzionari o dirigenti) senza più prospettive e, con essi, le loro famiglie.

Sono in crisi le aziende del turismo, della sanità, dei trasporti: la crisi non perdona. Manca la liquidità, con stipendi non pagati che fanno da prologo alla cassa integrazione e ai licenziamenti: una tragedia vera e propria. La grande sfida invernale dell’Esecutivo-Monti, una volta sistemati i conti pubblici, dovrà essere solo questa. Restituire, se possibile, il lavoro a chi l’ha perduto, incrementando i sogni dei più giovani, di coloro che, con un diploma o una laurea in tasca, inseguono il loro primo stipendio, senza cedere ai ricatti ed alle prevaricazioni.

Ci sono casi eclatanti e paradossali di lavoratori che hanno perduto la loro occupazione. Come quelli che erano impiegati nella società che gestisce il ristorante, la “buvette” e la tabaccheria del Senato. Dopo l’aumento dei prezzi delle sale da pranzo, successivi all’ondata di sdegno popolare generata da menù a cifre super-scontate, la società ha deciso di mettere in cassa integrazione venti dei suoi sessantotto dipendenti.

Il motivo? Dopo aver aumentato i prezzi, deputati e senatori hanno preferito disertare quelle sale da pranzo, privilegiando i ristoranti, i pubs o le pizzerie adiacenti. Uno schiaffo del destino per i lavoratori: pagano di persona dopo che, per anni, hanno assecondato, loro malgrado, i privilegi della “casta”.

Piangono pure gli ottocento addetti alla pulizia dei treni notturni, licenziati dalla società satellite a Trenitalia che gestisce l’attività. Costoro scontano un piano complessivo, che sfavorirà i viaggiatori delle tenebre, quelli che si spostavano nella notte, per privilegiare l’alta velocità ed il varo di convogli super-veloci ma pure costosi. Non stanno meglio i lavoratori delle compagnie telefoniche. O quelli dei settori sanitari e farmaceutici. A gennaio scadrà la cassa integrazione di ben cinquemila dipendenti dell’Alitalia. Fiumi di preoccupazioni, famiglie in bolletta. Ecco perché, per i commercianti, anche la ciambella di salvataggio dei saldi invernali si è sgonfiata.

 

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