De
Laurentiis è l'oro di Napoli
Profeta in patria, a dispetto delle consuetudini e delle dicerie: ci
voleva l’arrivo di Aurelio De Laurentiis, classe ’49, nato
a Torre Annunziata, per risollevare le sorti del Napoli, precipitato
addirittura (storia di due anni fa appena) in serie C, scorazzando per
campetti infidi della provincia, talvolta con l’erba a singhiozzo,
deriso e sbeffeggiato.
Le
scene di festa e di giubilo, la sera dopo il ritorno in serie A, hanno
fatto il giro del mondo, allietando i milioni di tifosi che il Napoli,
da tempo immemore, registra. Ora, saldato il conto del destino, è
tempo di passare alla cassa: fioccano già le richieste per la
prossima campagna-abbonamenti, proseguono i contatti con la piattaforma
satellitare Sky per la cessione dei diritti pay.
In
ballo una trentina e passa di milioni di euro, il Napoli, televisivamente,
tira parecchio, assicurando potenziali, nuovi abbonati alla tv di Murdoch.
Non solo: in sede sono puntualmente arrivate le prime offerte per tournee
estive in America e in Australia, i due continenti che, più degli
altri, allineano il maggior numero di emigranti partenopei, puntualmente
vestiti di azzurro.
De
Laurentiis, tre anni fa, aveva affiancato la sua tradizionale attività
di produttore televisivo all’amore per il Napoli, fallito, retrocesso
e apparentemente senza futuro. Aveva esordito da presidente in una caldissima
giornata di settembre, al San Paolo, campionato di serie C al via, contro
il Cittadella, modesta formazione veneta.
Azzurri
addirittura sconfitti in casa, poi puniti ai play-off dall’Avellino
in una finale mozzafiato che aveva fatto ammainare i sogni promozione.
De Laurentiis, l’attuale oro di Napoli calcistica, non si è
perso d’animo. Ha riacquistato il titolo sportivo in tribunale,
chiamando al proprio fianco professionisti seri, con idee da esporre,
che conoscevano la categoria e il bacino di utenza. Con il direttore
sportivo Marino, un avellinese con Napoli nel cuore, e il tecnico Reja,
un goriziano apparentemente duro d’animo che il Vesuvio però
ha addolcito, sono state poste le premesse per la resurrezione agonistica.
In
due anni dalla serie C alla serie A, passando dai malinconici confronti
col Gela e il Manfredonia alle sfide contro l’Inter schiacciasassi
e il Milan re d’Europa: Napoli applaude il benefattore De Laurentiis,
piombato come il messia mentre la città calcistica sprofondava,
senza più credito o speranze. Ora il maggiore azionista, riportati
gli azzurri in A, con la gente tornata festante sul Lungomare Caracciolo
come ai tempi di Maradona, chiede strada al conservatore consesso del
pallone italiano.
Ha
idee per valorizzare il prodotto, coraggio nelle scelte. Punta ad una
stagione (la prossima) di consolidamento prima di tornare a competere,
anche nelle Coppe, magari dal 2010. Ci voleva l’uomo dorato di
Torre Annunziata, il re della celluloide, per trasformare il Napoli
e il San Paolo in un kolossal strappalacrime.
Giorgio
Bicocchi