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Da costa a costa ma in bici

Dalla costa del Pacifico all’Atlantico: non in macchina ma in bici, ecco il senso dell’impresa. Stati Uniti tagliati a metà in sella ad una bicicletta in acciaio con forca di carbonio, prezzo di listino dai sei ai settemila euro. Si chiama Raam (Race across America), è una ultramaratona, 3056 miglia, circa 5000 chilometri da Oceanside ad Atlantic City, la città dei casinò.

Gara estrema perché ci si può morire: non si dorme, al massimo una o due ore al giorno. Si scende esausti dalla bici e ci si addormenta sotto un albero. Oppure sopra una roccia, sperando che non sia arroventata. Ogni giorno la tabella di marcia prevede che si percorrano dai 450 ai 500 chilometri.

Il re della corsa, categoria “enduro”, si chiama Alessandro Colò: porta un cognome importante perché Zeno Colò fu il re della montagna e dello sci. Nella vita fa l’istruttore di “spinning”, vive a Monterotondo, sulla via Salaria, quaranta minuti da Roma, ha due figli. Una persona normale che però ama sfiorare l’impossibile, sfidando gli estremi: come si può etichettare, in altro modo, una corsa come questa, in cui per undici giorni filati si vive in sella ad una bici, scalando montagne e percorrendo deserti?

Due volte, nel corso della traversata, è svenuto. La prima, complice la disidratazione. La seconda, per colpa di un colpo di sole, lo hanno condotto in ospedale. Ci ha messo otto ore per riprendersi, rendersi conto di cosa era accaduto. Poi si è rimesso in bici, ovviamente con l’intento di recuperare il tempo trascorso sul lettino, la flebo ad un polso. Colò, per materializzare la sua impresa, non si è servito di alcuno sponsor: nessuna ditta ha assecondato il suo sforzo, magari cercando il ritorno pubblicitario.

Colò ha sborsato di tasca propria poco meno di ventiduemila euro. È partito dalla West Coast il 10 giugno, arrivando ad Atlantic City il 21: la categoria “enduro” – ha raccontato al ritorno in Italia – è la più difficile. Occorre stilare una tabella di marcia e rispettarla. Ci sono tre stazioni intermedie: a Cortez, El Dorado e Indianapolis: Si chiamano “cut off”, nel senso che se un partecipante sgarra sul tempo è rigorosamente fermato, per lui corsa e sogni finiti.

Serve pure un discreto palmares per iscriversi e gareggiare: la corsa è chiusa per i principianti. Colò ha così esportato i suoi vanti. Uno? Ha scalato dieci passi alpini in poco meno di ventuno ore. Prova estrema, crudele e spietata, quella Usa: due anni fa Colò vide un concorrente patire un colpo di sonno e centrare in pieno un camion, morendo. Proprio la mancanza di riposo è il grande nemico della prova: Colò, in Italia, si è allenato a dormire solo due ore a notte.

Ha perso otto chili in gara, ha bucato e cambiato diverse camere d’aria della sua bici, ha varcato da re il deserto del Mojave. È tornato in Italia col sedere piagato ma con un obiettivo già in testa: vincere l’edizione 2008, scendendo sotto gli undici giorni di corsa.

Giorgio Bicocchi

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