CRESCONO
I POVERI, PAESE IN DIFFICOLTÀ
La
fotografia annuale scattata dall’Istat, l’Istituto di Statistica,
non induce all’ottimismo. Italia, aumentano i poveri, gli indigenti.
Quasi due milioni e seicentomila famiglie, pari all’11% della
popolazione complessiva, vivono nella pericolosa soglia della povertà.
Il Paese non cresce, non crea indotti. Stipendi bassi, non in linea
con l’inflazione galoppante.
Troppi
ancora i giovani che combattono contro le scarse tutele (previdenziali)
dei contratti a termine, una giungla senza fine che produce stress,
disagi psicologici e quant’altro. Gli italiani che vivono in condizioni
di povertà sono sette milioni e mezzo, pari al 13,1% della popolazione.
L’istantanea dell’Istat, un interessante spaccato sul presente
e sul futuro italiano, affresca un ulteriore peggioramento della situazione
al Sud: qui l’incidenza della povertà nei nuclei familiari
è passata dal 36,4% a quasi il 43%.
Dati
inquietanti, che sollevano un mare di interrogativi: la sensazione è
che le situazioni (a qualsiasi livello) siano talmente incancrenite
da azzerare gli auspici (eventuali) per i primi vagiti della nuova legislatura.
Vivono meglio gli anziani, dove le famiglie con almeno una persona sessantacinquenne
in condizioni di povertà rappresentano l’8% del totale,
rilievo inferiore rispetto all’11% di due anni fa.
Si
è drammaticamente poveri e senza prospettive al Sud: non è
una scoperta ma l’ennesima, malinconica constatazione. Nel Sud
non si cresce, non si lavora (o si lavora saltuariamente e "in
nero") e non si guadagna: l’intensità della povertà
– nel Mezzogiorno – raggiunge quasi il 23%, rispetto al
17,5% e al 18,9% del Nord e del Centro.
Nel
Sud vivono i tre quarti delle famiglie che l’Istat definisce certamente
"povere": Sicilia e Campania le zone che risentono delle maggiori
difficoltà. Qui – più che vivere dignitosamente
– si sopravvive soltanto: il 27% e il 31%, rispettivamente, dei
nuclei familiari è povero. Si sta meglio in Abruzzo, dove la
percentuale delle famiglie povere (11,8%) è vicina a quella della
media nazionale. Le famiglie del Sud sono povere perché numerose:
ecco la prima constatazione.
Si
è poveri anche al Nord, comunque, soprattutto all’interno
di quelle famiglie che registrano – al proprio interno –
un giovane. In difficoltà, nelle regioni settentrionali, anche
le famiglie con a capo un lavoratore dipendente: l’incidenza della
povertà passa dal 3,5% al 4,2%.
Quali
sono i parametri per essere definiti "poveri"? L’indagine
si fonda sul livello di spesa delle famiglie e dei singoli componenti
(non dunque sul reddito dichiarato). Ogni anno – tenendo in debito
conto l’aumento dell’inflazione – viene stabilito
un livello mensile di spesa, al di sotto del quale una famiglia viene
etichettata come "povera". L’indicatore-standard per
il 2005 è stata la soglia dei 937 euro al mese, poco meno di
1000 dollari. Numeri aridi ma che nascondono un’amara realtà:
in Italia sono pochi ormai quelli che possiedono un congruo conto in
banca, senza debiti e con una vita agiata.
Giorgio
Bicocchi