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Cremazioni, è boom

La domanda è lecita: cosa spinge i parenti dei “cari estinti” a privilegiare l’ipotesi della cremazione piuttosto che la canonica tumulazione in un loculo o la sepoltura nella nuda terra? Molto sembra incidere la crisi economica: cremare, infatti, costa decisamente meno. Senza contare, poi, i minori problemi che si hanno a trovare una dignitosa collocazione in un cimitero, specialmente in quelli delle grandi città.

Cremazioni, che impennata, verrebbe da dire, sfogliando i dati (riferiti al primo semestre del 2011) ufficializzata dall’Ama, l’azienda municipalizzata: a Roma, ormai, le cremazioni sono più del 50% rispetto alle normali tumulazioni. Una clamorosa inversione di tendenza, una scelta trasversale, soprattutto, una volta caduto il veto della Chiesa a celebrare funerali di persone che avevano optato per diventare cenere. Aggiungete i problemi di spazio: oggi acquistare un loculo a Roma è pratica complessa.

E, appunto, di costi, elemento affatto risibile alla luce della persistente penuria di euro. Ecco, quanto costa essere cremati? C’è una tassa di 530 euro da versare proprio all’Ama. Per un loculo – adibito a conservare le ceneri – si pagano altri 500 euro. Se si sceglie, poi, di portare a casa le ceneri (ricordate la scena del film “Vi presento i miei”, con un irresistibile Robert De Niro alle prese con uno sbadato, futuro genero che gli fa cadere da uno scaffale l’urna contenente le ceneri della mamma, scambiate poi per una lettiera dal gatto?) o di disperderle in natura, la tassa di affi- do ammonta ad altri 100 euro.

Comunque il riscontro sembra ormai accertato: negli ultimi tre anni, i Romani – numeri alla mano - hanno deliberatamente cambiato abitudini secolari, optando per la cremazione dei propri congiunti. Nelle undici aree cimiteriali della città, infatti, le pratiche di cremazione hanno superato le tumulazioni o le inumazioni. E se poi scoppia uno scandalo – come quello delle false cremazioni avvenuto nel cimitero di Massa Carrara, con la scoperta di corpi nelle celle frigorifere o sepolti in fosse comuni mentre agli ignari parenti erano state colpevolmente consegnate urne con ceneri miste a sabbia o addirittura appartenenti a sconosciuti – ecco che la pubblicità assume un ruolo decisivo per convincere i dubbiosi.

A Roma fioccano, ormai, maxi-cartelloni pubblicitari che sponsorizzano la cd. “cremazione certificata”. In cosa consiste, chiederete. Insomma, come essere certi che nell’urna ci siano proprio le ceneri appartenenti ad un parente? Immaginate il braccialetto di riconoscimento che viene apposto, nelle nursery degli ospedali, ai neonati. È un sistema brevettato, dal momento che a nessun parente è consentito assistere alle cremazioni: nella bara, prima della sigillatura, si mette una placca numerata, realizzata con un metallo che resiste alle altissime temperature.

Una volta completata la pratica di incenerimento, la targhetta viene consegnata ai parenti assieme alla ceneri del congiunto. Un sistema anti-frode, escogitato per combattere chi, anche ai morti, pensava di scucire un mucchio di soldi.

 

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